CREMONA - È ormai l’ora decisiva, quella del ballottaggio, quella della scelta finale tra la continuità, con il sindaco uscente del Pd Gianluca Galimberti, e quella del cambiamento, con il candidato del centrodestra Carlo Malvezzi. Dopo una lunga campagna elettorale, i due candidati hanno lanciato l’appello finale al voto, prima del silenzio elettorale di sabato 8 e in attesta dell’apertura della urne domenica 9 giugno.

 

«In città c’è voglia di cambiamento», ha detto nel suo messaggio conclusivo Carlo Malvezzi. «E le prossime ore saranno decisive perché questo desiderio diventi realtà. Ad una condizione: che andiamo tutti a votare. Passare un minuto della nostro tempo al seggio può valere cinque anni di futuro. Cinque anni per una Cremona del buon governo ed un Comune della concretezza, che ascolti i cittadini passando dalle parole ai fatti. Non ci siamo mai fermati e non ci fermeremo ora. Se vogliamo davvero voltare pagina, liberare le energie della nostra splendida città, spezzando i lacci dell’immobilismo e della cattiva amministrazione, non possiamo stare fermi: abbiamo il dovere di continuare a parlare con tutte le persone che incontriamo, con famigliari ed amici, vicini di casa e colleghi di lavoro, per raccontare la Cremona che vogliamo».

 

«E’ stata una campagna elettorale in crescendo costante tra la gente con momenti di confronto entusiasmanti. In moltissimi incontri tra strade, piazze, parchi, negozi ed esercizi pubblici abbiamo mostrato i nostri progetti e le nostre proposte messi nero su bianco, abbiamo parlato con le persone, ci siamo rivolti alle famiglie, ai giovani, agli anziani, agli imprenditori, a chi si sente abbandonato e a chi non vuole essere lasciato indietro. Ebbene: il voto di domenica può contribuire a riportare la speranza, perché significa scegliere tra passato e futuro».

 

«Una manciata di secondi al seggio equivale infatti a dire sì al cambiamento», conclude Malvezzi. «Ed ogni voto fa la differenza. Mi rivolgo a tutti i cittadini: come ha ricordato il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini, al ballottaggio si riparte da zero a zero, è come un calcio di rigore che fa la differenza tra vittoria e sconfitta. Scriviamo insieme il futuro di Cremona. Non è vero che con il voto nulla cambierà. Dandoci fiducia, i cremonesi potranno abbracciare il cambiamento: siamo qui per difendere la famiglia, la vita e la libertà di educazione, siamo determinati ad abbassare le tasse, aiutare le imprese ad assumere e a creare posti di lavoro per i giovani, siamo pronti a realizzare le opere che Cremona attende ormai da troppo tempo; siamo qui per lavorare gomito a gomito con i cittadini, per contribuire a portare più sicurezza e meno degrado, servizi migliori e meno burocrazia, strade e infrastrutture efficienti. Insomma: col voto di domenica possiamo dirlo forte e chiaro: è ora di cambiare, e prima di tutto vengono i cittadini cremonesi».

 

Il sindaco uscente Gianluca Galimberti nel suo messaggio ha puntato sull’idea di continuità con quanto fatto negli ultimi cinque anni: «Tanto è stato fatto, tanto è in corso e tanto è ancora da fare. C’è un vento importante in città, un vento di partecipazione, di entusiasmo e di orgoglio che in questi mesi, ma anche in questi anni si è alzato. Vogliamo continuare a fare in modo che vibri nelle corde di Cremona e che coinvolga il maggior numero di cittadini possibili, affinché la nostra città cresca ancora. La nostra coalizione, il nostro riferimento, è e sarà la città, sono i cittadini di questa città, è a loro ci rivolgiamo ed è con loro che vogliamo costruire un’idea di bene comune».

 

«Vogliamo continuare a lavorare per i giovani e soprattutto con i giovani», ha detto ancora Galimberti, «vogliamo continuare a lavorare con le persone che si occupano di fragilità e con le persone più fragili. Lavorare con gli imprenditori, insieme a loro. Non nella logica “io io io” ma in quella del noi perché è insieme che si fanno le cose. Così è stato per cinque anni e così deve andare avanti ad essere. Desideriamo continuare a lavorare con serietà, studiando e non sulla base di slogan, non promettendo cose irrealizzabili ma facendo cose concrete, grandi e piccole, e ascoltando la città. Questo bisogna fare e bisogna farlo con parole civili, non immettendo odio, ma con parole civili, di speranza e futuro perché questa città merita speranza e futuro». 

 

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