CASTELLEONE - Disabili e normodotati, insieme, con la spada in pugno per trafiggere i limiti. “Liberi e Forti”, la società castelleonese dedita alla ginnastica artistica e alla danza si apre allo sport inclusivo, ampliando gli orizzonti e guardando con curiosità al mondo della scherma olimpica, paralimpica e integrata. Lo dimostrano gli atleti disabili e normodotati che domenica 17 marzo hanno preso d’assalto il palazzetto dello sport di Castelleone, dove “Liberi e Forti” ha organizzato la seconda edizione del “Trofeo Avis”, la tradizionale manifestazione sportiva a favore dell’Avis locale. «Siamo molto felici di essere riusciti a dare vita a questa iniziativa – spiega Maura Barbisotti, presidente di Liberi e Forti - perché crediamo che ogni evento finalizzato a valorizzare le abilità di tutti gli atleti, possa far capire che i limiti si possono conoscere, accettare e superare».

 

“Liberi e Forti” si prende cura del corpo di ciascuno, proponendo corsi di danza e di ginnastica ritmica, ma non si limita, anzi, accoglie con entusiasmo nuove idee ed opportunità, che possano veicolare il messaggio che lo sport è e deve essere per tutti. «Non ci sottraiamo al confronto con la diversità, – continua Barbisotti – anzi lo accogliamo a braccia aperte, perché riteniamo possa rappresentare un’occasione di arricchimento per tutti». Per darle ragione, basta guardare la sfida di scherma integrata, dove i limiti vengono davvero asfaltati dalla forza, dal coraggio e dalla tenacia di essere se stessi di tutti gli atleti. Anche e soprattutto di quelli seduti su una sedia a rotelle, che sfidano i normodotati alla pari. Con la stessa voglia di divertirsi e di vincere. E le medaglie al collo degli atleti paralimpici sono la più grande dimostrazione.

 

È una strada lunga e piena di ostacoli, quella intrapresa da “Liberi e Forti”, ma anche una delle sfide più avvincenti che si siano mai presentate. «Oggi si parla spesso di integrazione ed inclusione sociale delle persone con disabilità – spiega la dirigente Elisa Zucchi, - ma la verità è che resta ancora molto da fare tanto sul piano culturale, quanto sul piano tecnico, di preparazione di personale qualificato. Perché è inevitabile che una diversità esista e che le esigenze di una persona con disabilità siano diverse da quelle di un normodotato. Dobbiamo, quindi, essere pronti, preparati, ma anche sempre disposti ad imparare perché ogni persona racconta una storia a sé».

 

Storie diverse, che però possono essere unite dalla passione per lo sport, oltre ogni differenza. Perché in fondo si può ballare ed incantare anche al buio. Lo spiegheranno a colpi di salsa e bachata gli allievi della Scuola Danza Ballo Anch’Io, scuola di ballo inclusiva creata dall’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti sezione territoriale di Cremona e ideata da Davide Cantoni, con cui “Liberi e Forti” ha attivato una collaborazione, che troverà il culmine nello spettacolo conclusivo che si terrà giovedì 6 giugno al Teatro San Domenico di Crema.  «Nel corso del nostro saggio, – spiega la dirigente Michela Gusmaroli -   che sarà una rappresentazione del “Piccolo Principe”, verrà dato il giusto spazio anche ad un’esibizione da parte di ballerini ciechi perché crediamo che nessuno meglio di loro possa dimostrare che “L’essenziale è invisibile agli occhi”. E che, se esiste la passione, non c’è limite che tenga».

 

Bando al pietismo, dunque, deposte le spade, ha trionfato la volontà di guardare oltre. Oltre le ruote e la paura, per godere della meraviglia della diversità. E condividere una realtà che prova, ogni giorno, a piccoli passi, ad essere sempre più inclusiva.

 

Gloria Giavaldi

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