CREMA - Competizione e inclusione sociale. Sono queste le parole d’ordine che il presidente dell’Ac Crema 1908 Enrico Zucchi ha voluto imprimere a tutto l’ambiente nerobianco. Un vero «movimento civico» come ama definirlo e dove accanto ai risultati agonistici che devono caratterizzare le performance della prima squadra, figurano azioni importanti sul fronte dell’inclusione sociale e dell'educazione giovanile. Un obbiettivo che ha il suo fiore all’occhiello nel progetto Sportabilità che vede il Crema come ente capofila di un grupppo di realtà del terzo settore: Opera Pia San Luigi, Anfass, Igea, Krikos, Scaccomatto, Altana, Filikà. Un'iniziativa che ha il suo punto di origine nell’imponente intervento di riqualificazione del Centro San Luigi reso possibile da un finanziamento di 1,7 milioni di euro da parte di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia.

Presidente, il suo è un approccio che evidenzia grande concretezza sul piano agonistico ma anche una forte idealità.
«Amo il calcio e amo vincere. Ma non mi basta. Lo sport può e deve essere molto di più che un elenco di risultati e trofei. Credo in un movimento di civiltà dove l’attività sportiva possa essere utilizzata come strumento pedagogico per costruire i presupposti di una cittadinanza attiva e consapevole. Una prospettiva che rende cruciale l'attenzione per i giovani e l’inclusione sociale. Vogliamo offrire un’occasione di riscatto a chi vive una condizione di disabilità. Ai miei occhi è una finalità che acquista un’importanza pari se non superiore all’agonismo nudo e crudo. Solo un progetto che rilancia il tema dell'etica nel contesto sportivo riesce ad entusiasmarmi. Per questo motivo ho tentato di dare segnali che vanno oltre la costruzione di una squadra dotata di individualità competitive come il Crema. Abbiamo un settore giovanile con oltre 250 atleti che si sta affermando come uno fra i più dinamici ed evoluti del calcio dilettantistico lombardo. Le due squadre femminili di calcio a 5 e a 11. La novità assoluta di una formazione di non vedenti. Un progetto rivoluzionario che impatta positivamente sulle fragilità sociali come Sportabilità».

Ma alla prima squadra ha dato un ordine imperativo: vincere.
«La competizione richiede necessariamente il raggiungimento dei risultati fissati dalla dirigenza e attesi dai tifosi. La vittoria non è opzionale. E se non arriva bisogna interrogarsi a fondo. Significa che sono stati commessi degli errori. Di fronte ai quali è necessario mostrare umiltà, capacità di autocritica e volontà di correggersi. Altrimenti si continua a fallire. E questo va contro le logiche dell’agonismo. Il calcio è anche questo. In realtà, per alcuni, è solo questo. Non è la mia visione. Ma non sono un ingenuo. La prima squadra del Crema ha il compito di porsi traguardi difficili e di raggiungerli».

Un messaggio chiaro per mister Montanini e i suoi uomini.
«Il campionato lombardo di Eccellenza è il più duro del panorama nazionale. Lo sappiamo e abbiamo fatto il possibile per creare un gruppo in grado di reggere il livello della sfida. La società ha voluto fornire il punto di partenza più idoneo per garantire una stagione all’altezza delle aspettative. Insieme al Cda è stato fatto lo sforzo necessario per reperire risorse importanti sul fronte degli uomini e dei mezzi. Ora è il campo che deve dimostrare la correttezza del progetto».

Ma gli orizzonti dell’AC Crema sono più ampi.
«La pratica dello sport permette di misurare i propri limiti e di superarli attraverso la fatica, la passione e il divertimento. Un'esperienza che fortunatamente è concessa a tutti come dimostra lo spettacolo incredibile delle Paraolimpiadi. Un sogno che può avverarsi solo in presenza di strutture adeguate. Da qui nasce l'idea di Sportabilità che vuole fare del Centro San Luigi un luogo collocato nel cuore della città dove tutti, a partire dai disabili, possano sperimentare le emozioni e la gioia che solo lo sport può offrire”.

Una missione che richiede un grande impegno.
«Il principio della responsabilità sociale deve prevalere con tutto ciò che ne consegue sul piano pedagogico. Qui non si parla più di selezione dei migliori ma del coinvolgimento di tutti. Qui si lotta contro l’ingiustizia, si tenta di far fronte ai disagi della disabilità e dell'emarginazione, si pone il tema educativo e culturale al centro della pratica sportiva, ci si assume umilmente il compito di dare un piccolo contributo per migliorare la vita della comunità e dei più deboli. Lo sport è educazione alla vita. Sviluppa la consapevolezza dei legami. E’ una palestra di cittadinanza».

Che cosa le è piaciuto di più in questo avvio di stagione?
«La prima squadra ha superato il turno di Coppa Italia mentre in campionato abbiamo totalizzato due pareggi e una vittoria. Il Crema può e deve fare di più. I giocatori devono avere la consapevolezza del proprio valore avendo chiaro in mente che non sono concesse posizioni di rendita e ogni domenica si scende in campo per lottare fino all'ultimo minuto. Ho provato un grande orgoglio quando ho ricevuto la lettera in cui il presidente del Coni Giovanni Malagò annunciava il conferimento al Crema della Stella d'oro al merito sportivo. Ma l’emozione più forte è stata assistere al primo allenamento della squadra a cinque non vedenti B1. Sono orgoglioso di questi ragazzi che indossano la nostra maglia. Uno di loro mi ha detto di aver realizzato finalmente il suo sogno e mi ha abbracciato. Sono i nostri campioni. In loro ho visto una lezione di coraggio e di generosità che deve essere utile a tutti. A partire dai giocatori della prima squadra». 

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