CREMA – Non si placano le divisioni in Forza Italia e diventa sempre più difficile la posizione dei consiglieri comunali Antonio Agazzi e Simone Beretta nel contesto del centrodestra. Troppi ormai gli episodi in cui i due esponenti azzurri, invece di lavorare per l’unità dell’opposizione, hanno preferito trattare e votare con il Pd.

Abbiamo intervistato Gianmario Donida, coordinatore comunale di FI, per capire che costa sta succedendo veramente all’interno del partito e quali sono le vie di uscita per risolvere una situazione che appare fortemente critica in vista delle elezioni regionali e politiche. Una visione, la sua, che parte da lontano e per l’esattezza dalle elezioni amministrative che si sono concluse con un pari insperato al primo turno tra Stefania Bonaldi e Chicco Zucchi ma con la riconferma del sindaco in carica al ballottaggio. «Siamo usciti dalle urne con una manciata di voti di differenza rispetto alle sinistre – spiega Donida – e con la convinzione motivata di aver aperto un dialogo molto costruttivo tra le forze del centrodestra».

Poi che cosa è accaduto?
«La consapevolezza di poter raggiungere tutti insieme l’obbiettivo per me c’è sempre stata. E non solo per me come ha messo in evidenza la lealtà dimostrata dalla Lega Nord e dalle altre liste. Zucchi ha mobilitato una partecipazione civica che ha ottenuto un ottimo risultato al momento del voto. Ma questo scenario di coesione non sembra riguardare Agazzi e Beretta che in Forza Italia hanno sviluppato un dualismo che ci sta mettendo gravemente in difficoltà agli occhi della cittadinanza e degli elettori del centrodestra. Sa chi mi ricordano?».

Dica pure.
«Alfano. Quando i suoi elettori chiedono a gran voce di far parte del centrodestra lui si allea e tratta con il Pd. E’ ciò che stanno facendo in consiglio comunale Agazzi e Beretta. Né più né meno».

E lei come intende intervenire?
«La mia volontà è di continuare a dialogare alla ricerca di un nobile compromesso. Ma il dato di fatto è che ad oggi la proposta di dialogo non è stata accolta proprio da Agazzi e Beretta che, mostrando una sterile vanità, non fanno che ripetere il numero delle preferenze raccolte».

Il risultato non era scontato…
«I voti non sono proprietà dei singoli candidati ma appartengono al partito e alla coalizione. Senza il partito non avrebbero avuto un simile riscontro. Invece di vantarsi dovrebbero ammettere umilmente questo dato di fatto e impostare una strategia molto più rispettosa della realtà. Agazzi ha preso 400 preferenze e Beretta poco più di 100. Che cosa dovrebbe fare allora Zucchi che ne ha prese migliaia? Inoltre con 500 preferenze non si può pensare di tenere in scacco un partito. Possono apparire un risultato egregio nelle elezioni comunali ma già per le elezioni regionali, tanto per fare un esempio, sarebbero del tutto insufficienti. Il consiglio che mi sento di dare ad entrambi è di continuare a fare politica rimanendo con i piedi per terra».

Ma non vi sentite proprio mai?
«Sono il coordinatore cittadino. Avrebbero dovuto confrontarsi con me e con il coordinamento per la nomina a capogruppo o per la presidenza della commissione di garanzia. Ma così non è stato. Penso proprio che abbiano perso il mio numero di telefono».

Le ferite del congresso non si sono ancora rimarginate…
«Forse. Ma qui si sta parlando di un’altra cosa. Agazzi è stato rinviato al collegio dei probiviri per la slealtà dimostrata in campagna elettorale mentre a Beretta viene contestato il fatto di agire senza tenere in alcun conto le indicazioni del coordinamento. Il congresso non mi sembra pertinente».

Ma perché non chiede l’intervento del coordinamento provinciale?
«Finora il coordinatore provinciale Mino Jotta è sempre stato sbilanciato a favore di Agazzi e Beretta. Da una figura della sua esperienza mi sarei aspettato un atteggiamento più neutrale e più indirizzato alla ricerca di una pace interna. All’interno di Forza Italia esiste una dualismo che ha radici lontane e che è stato riacceso dalle scelte che sono state fatte durante le elezioni amministrative di Crema».

Per esempio quando la candidatura di Zucchi è stata preferita a quella di Beretta?
«Il consigliere Beretta conosce bene la macchina amministrativa. Un punto di forza. Ma sul piano del consenso generale sapevamo tutti che non poteva competere con Zucchi. Un conto sono le preferenze personali e un conto è la riposta di un’opinione pubblica ampia e diversificata. A volte si può essere efficaci nel sostenere il primo tipo di battaglia e non l’altro. E viceversa naturalmente. E’ una valutazione che ho condiviso con l'eurodeputato Massimiliano Salini, il consigliere regionale Carlo Malvezzi, l'imprenditore Renato Ancorotti. Insomma con i profili più autorevoli che il partito poteva mettere in campo sul piano strettamente politico ma anche per il prestigio che godono presso la società civile…».

E così torniamo alle elezioni comunali.
«Il centrodestra ha dato prova di grande maturità ma una parte di Forza Italia ha temuto il rinnovamento di Zucchi, una personalità forte e intraprendente, dotata di risorse e credito autonomi. Questo, sul palco della politica locale, ha innescato una reazione di chiusura. C’è stato chi ha preferito perdere le elezioni piuttosto che ridimensionarsi. Si è verificato un eccesso di personalismo. Un male che nuoce soprattutto al centrodestra che può vincere solo in presenza di coesione e unità».

 

 

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