La disabilità non uccide, insegna a vivere. Ad avvertire sensazioni inascoltate, ad apprezzare ogni attimo di questa vita. Anche quello più buio, anche quello più insignificante. Perché «la vita è meravigliosa e si lascia amare anche su una sedia a rotelle». A dirlo è Stefano Pietta, 35enne di Manerbio, in provincia di Brescia. «Sono nato con una tetraparesi spastica, a causa di un trauma da parto. Amo la vita sopra ogni cosa, la tengo stretta a me perché è davvero il dono più prezioso che mi sia stato concesso, e la vivo senza risparmiarmi. Perché, su una quattroruote, mi è stata data l’occasione di esistere, di essere Stefano».

Le sue parole sono incerte, ma le sue idee sono chiare: «Vivere la disabilità significa vivere una condizione magnifica» dice con il tono di chi non ha molto altro da aggiungere. Poi, però, precisa: «Non voglio dare un’idea distorta di ciò che sto vivendo. La vita di una persona disabile non è priva di ostacoli, ma è vita e, in quanto tale, merita sempre un’occasione». Di stupirci, di sorprenderci, anche di fronte alle piccole cose. «Oggi sono qui e vivo. Posso gioire di un successo sportivo, di un momento condiviso con gli amici e la famiglia, della meraviglia che le parole raccontano. Tutto questo è magnifico. Sono giunto sulla Terra in sedia a rotelle, la disabilità è parte di me e della mia vita. Non voglio nasconderla, voglio raccontarla».

Vuole raccontare il bello di essere diversi a bordo della sua quattroruote, dalla sua camera, che, di recente, ha trasformato in uno studio radiofonico, sede della radio che porta il suo nome. «In camera mia dispongo di un microfono panoramico, un mixer audio e due computer. Con questi pochi strumenti e tanta voglia di mettermi in gioco ho costituito “SteRadioDj”, la web radio che autogestisco dalle 10,30 alle 23 di ogni giorno». Alternando momenti di trasmissione in diretta a della buona musica, Stefano conduce gli ascoltatori alla scoperta della sua «parte di mondo». «Parlare di disabilità, oggi, per chi si occupa di comunicazione, è un dovere». Ma non basta mettere in fila due frasi di senso compiuto, raccontando superficialmente fatti di cronaca. Bisogna, al contrario, saper comprendere la differenza, avvertirla sottopelle, evidenziarla e valorizzarla. Fino a farle spazio nella nostra vita come ad un’amica. «La buona notizia – continua – è che la comunicazione sociale sta prendendo piede. La brutta notizia è che spesso viene fatta male. Spesso, infatti, ci dimentica che i disabili sono, prima di tutto, persone che meritano di essere rispettate e descritte per ciò che sono. Anche oltre la loro condizione». Perché, in fondo, al di là del nostro vivere seduti, in piedi, in silenzio, al buio o con una protesi, siamo proprio ciò che abbiamo da dire. E da dare. Tutti.

Stefano, attraverso la radio, spiega il suo modo di essere ed il suo sguardo sul mondo. «Ogni giorno raccolgo notizie dai giornali e le commento. Mi piacerebbe avviare dei confronti con le persone e magari coltivare i rapporti, nati attraverso la radio, anche nella vita reale». La radio diventa, quindi, per Stefano il luogo in cui sentirsi libero ed autonomo. Ma anche l’occasione per conferire un po’ di libertà agli ascoltatori. «La mia è una radio per tutti. Voglio fare compagnia ai disabili, insegnando loro ad amare la vita, e aiutare i normodotati a sorridere e a ritrovare sempre la voglia di rimettersi in gioco. Anche dopo una brutta caduta».

Un insegnamento, questo, che Stefano ha tentato di dare anche sul campo ai piccoli calciatori che allenava. «Sin da piccolo sono sempre stato appassionato di calcio, ma la vera svolta è avvenuta alla fine delle scuole superiori, quando un mio insegnante, già allenatore di una squadra di giovani talenti, mi ha chiesto di seguirlo in panchina. Da lì, ogni settimana andavo sul campo, preparavo le sedute di allenamento, motivavo i ragazzi nello spogliatoio. Ero un mister vero». Un mister di cui ancora oggi i calciatori si ricordano: «Ancora oggi, quando li incontro per strada, i calciatori mi salutano con affetto. Al di là della tecnica, spero di aver insegnato loro i valori fondamentali per vivere la vita al meglio: solidarietà, amicizia, passione e amore per la vita».

Quello stesso amore che Stefano coltiva ogni giorno ed alimenta emozionandosi per le piccole cose che rendono la sua una quotidianità davvero unica. «Vivere è un privilegio. Per questo voglio farlo al meglio senza risparmiarmi». A bordo della sua carrozzina, la sua vera compagna di vita e a fianco dei tanti amici che ha incontrato anche grazie alla radio.  «Ma – conclude – non mi stanco mai di conoscere persone nuove, di incrociare sorrisi mai visti prima e di inciampare in nuove storie. Dunque contattatemi».

 

Gloria Giavaldi

 

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