Il peso specifico di Berlino e la sua volontà politica di lavorare concretamente affinché le cose nell'UE cambino davvero sono fra i temi più importanti e attuali che oggi deve affrontare Bruxelles. Purtroppo, però, vuoi perché la Germania cerca di minimizzare, o perché il funzionamento delle burocrazie europee risente profondamente dell'impronta tedesca, si tratta di argomenti che faticano a farsi spazio nel dibattito intergovernativo e interistituzionale. E, se anche finiscono sotto i riflettori, vengono dati in pasto all'opinione pubblica con toni da estremisti che non aiutano né a diffonderli né a mettere sul tavolo le correzioni opportune.

 

È chiaro che essendo il Paese più popoloso d'Europa e avendo la prima economia del continente, nessuno ha difficoltà ad ammettere che le valutazioni della Germania vadano tenute in grande considerazione a Bruxelles. Fin qui tutti d'accordo. 

 

Neppure ci sono grossi problemi ad evidenziare (anche se forse non a trarne le debite conseguenze) due caratteristiche dell'edificio europeo piuttosto lampanti sul piano economico: da un lato l'enorme surplus commerciale tedesco, che rappresenta un'occasione sprecata per il rilancio degli investimenti e dei consumi europei, dall'altro il fatto che l'euro è nato con tratti che lo rendono molto simile al vecchio marco, dunque particolarmente congeniale all'architettura economico-finanziaria tedesca.

 

Il libro bianco sul futuro dell'UE del presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker, le risoluzioni recentemente discusse all'Europarlamento sullo sviluppo delle potenzialità racchiuse nel trattato di Lisbona e sui cambiamenti opportuni per delineare una politica estera e di difesa comune, il dibattito sull'Europa a più velocità, la dichiarazione che si sta preparando in vista delle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma: sono tutti filoni di grande interesse per il dibattito politico europeo e, nonostante molti abbiano la sensazione che il confronto rischi di essere inconcludente, vogliamo essere fiduciosi che alla luce dell'imminente uscita della Gran Bretagna dall’UE e dei gravi problemi che si trova ad affrontare il Vecchio continente - disoccupazione, sicurezza, immigrazione, crisi economica - qualche idea buona possa effettivamente uscirne.

 

Il problema di fondo, però, rimane: quando tutti i Paesi membri potranno avere finalmente il peso che meritano nelle decisioni chiave dell'Unione Europea? E qui torniamo all'atteggiamento della Germania, su cui nelle ultime settimane l'europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini è intervenuto a più riprese. 

 

Tre, in particolare, le occasioni di discussione finite sui giornali grazie alle sollecitazioni dell'eurodeputato, membro delle commissioni Trasporti e Industria del Parlamento UE: le conclusioni della Commissione di inchiesta sullo scandalo Dieselgate, da cui tutto sommato la Germania, rispetto ad altri Stati, non ne esce male (vedi questo articolo de IlSole24Ore), l'accordo con la Turchia sui migranti che ha consentito di chiudere la rotta balcanica bloccando il flusso di richiedenti asilo verso i confini tedeschi, e da ultimo, il tentativo di discriminare gli automobilisti con una sorta di pedaggio per soli stranieri. 

 

Bocciando il pedaggio differenziato, l'assemblea di Strasburgo riunita in plenaria ha di fatto censurato l'atteggiamento della Germania. La risoluzione che definisce discriminatorio il sistema voluto da Berlino è stata approvata con 510 voti favorevoli, 126 contrari e 55 astenuti. L'approccio scorretto della Germania è stato stigmatizzato dall’europarlamentare Salini (le cui considerazioni sono state riprese da AnsaRepubblicaEunews e, nei giorni scorsi, da IlSole24Ore) che ha contestualizzato l'episodio avvenuto in Parlamento inserendolo nel quadro del più ampio dibattito sul futuro dell'Unione Europea. 

 

«L’aula di Strasburgo - dichiara Salini - ha bocciato il sistema di pedaggio tedesco in quanto discrimina gli stranieri e viola il diritto dell’Unione. Bacchettando la Germania, l’Europarlamento ha acceso i riflettori su uno dei nodi da sciogliere dell’intera UE. Da un lato abbiamo un sistema differenziato sulla base della nazionalità - prosegue l’eurodeputato - dall’altro una procedura di infrazione verso Berlino che è stata sospesa senza capire bene il perché: se la Commissione UE e la Germania usano due pesi e due misure, i richiami alla fiducia reciproca tra Stati membri che abbiamo sentito stamattina in aula durante il dibattito sul futuro dell’Unione sono un mero esercizio retorico, destinato a cadere nel vuoto». 

 

«Già in Commissione Trasporti - ricorda l’eurodeputato - ho assistito all’incursione dei colleghi tedeschi nel tentativo di eliminare il riferimento alla violazione dei principi contenuti nei trattati europei. Ribadendo con forza che un sistema di rimborso basato sulla nazionalità è discriminatorio, ostacola la mobilità e indebolisce il mercato unico, oggi l’Europarlamento si è confermato un’istituzione preziosa per il futuro dell’Unione: si è schierato dalla parte dei cittadini europei e ha respinto come inaccettabile l’idea di una ‘velocità solo tedesca’, a discapito degli altri Paesi membri». (Luca Piacentini)

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