CREMA - Arriva la definitiva presa di posizione della Corte di Cassazione su una questione che ha riguardato anche Crema, vale a dire l’iscrizione all’anagrafe del Comune, con due “genitori” dello stesso sesso, di figli nati all’estero tramite la pratica, in Italia vietata, del cosiddetto utero in affitto. Una decisione che il sindaco di Crema Stefania Bonaldi aveva preso un anno fa, e pubblicizzato orgogliosamente. Sul caso fu presentato anche un esposto in Procura da parte di Fratelli d’Italia.

 

Ora, come dicevamo, la Corte di Cassazione ha detto no: non è lecita la trascrizione all’anagrafe dell’atto di filiazione di bambini concepiti all’estero tramite utero in affitto, per i genitori che non hanno alcun rapporto biologico con i minori. Una sentenza con cui le Sezioni Unite hanno stabilito che il rapporto di filiazione ottenuto da madre surrogata non può essere riconosciuto in Italia anche se attestato da un giudice straniero.

 

Il caso su cui si è espressa la Corte non riguarda direttamente Crema, bensì il caso di una coppia omosessuale di Trento, sposata secondo la legge canadese, che aveva chiesto la trascrizione del nome del secondo papà sull’atto di nascita di due gemelli partoriti in Canada. Ma il principio espresso vale naturalmente anche per Crema.

 

Che farà ora il sindaco Bonaldi? Per il momento si leggono le prese di posizione delle minoranze tramite social. Andrea Agazzi della Lega scrive: «Come la mettiamo cara Bonaldi, anche la Corte Costituzionale [si tratta in realtà della Cassazione, come lo stesso Agazzi ha poi corretto in un commento, ndr] è figlia di una cultura cupa e retrograda oppure hanno certificato che il diritto non si piega alle sue volontà? Altro che città dei diritti, lei sta usando Crema come se fosse il set di uno spot elettorale ormai da troppo tempo!». Anche il consigliere Simone Beretta si chiede: «Quindi? Domanda rivolta al sindaco di Crema. Sentenza della Cassazione. Adesso cosa succede. Revoca le trascrizioni fatte?».

 

AGGIORNAMENTO

Ecco il commento del sindaco di Crema Stefania Bonaldi, contenuto in una nota inviata dal Comune:

In attesa di leggere per intero la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, mi limito ad alcune considerazioni, tratte dalle prime notizie riportate dalla stampa.

In primo luogo, anche se si tratta del caso della trascrizione di atto di nascita di un bambino con due papà, non siamo di fronte ad una sentenza sulla omogenitorialità, ma sulle conseguenze in Italia della cosiddetta "gestazione per altri" fatta all’estero, e questo vale sia per le coppie eterosessuali che per quelle omosessuali che all'estero, nei Paesi in cui ciò è consentito, fanno ricorso a questa pratica. 

Secondariamente, la sentenza sembra non tenere conto di un pronunciamento dello scorso mese di Aprile della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che invece impone di riconoscere il legame tra minore nato da GPA e il genitore intenzionale (per intenderci, quello non biologico). 

Altre precisazioni andrebbero fatte, ma qui è bene operare un approfondimento circa il suggerito istituto della "adozione particolare", visto che la stepchild adoption non sarebbe prevista per le coppie omosessuali e che comunque la adozione particolare non sarebbe un istituto che garantisce la pienezza di diritti del legame. 

Da ultimo, va in ogni caso precisato che non corrono alcun rischio gli atti che sono già stati trascritti: essi mantengono la propria piena validità ed efficacia e solo l'intervento espresso di un giudice potrebbe annullarli, ma questo già poteva avvenire prima, in quanto ogni atto di trascrizione viene inviato alla Prefettura e alla Procura della Repubblica. 

Sebbene della suprema corte, si tratta davvero di un pronunciamento che contrasta con altre espressioni dei giudici italiani in materia di filiazione e della CEDU e, ancorché non rivolto espressamente alle famiglie con due papà, alimenterà le convinzioni degli oppositori ai riconoscimenti dei figli di coppie omosessuali.

 

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