CREMONA - Mercoledì scorso Matteo Salvini ha riunito a Milano i 183 parlamentari della Lega. Prossima tappa il 23 marzo, quando si insedieranno le nuove Camere e si aprirà la XVIII legislatura. Tra i neo eletti, il cremonese Simone Bossi, 41 anni, imprenditore, alle spalle una lunga gavetta da militante e oggi segretario provinciale del Carroccio. Da poco più di una settimana è senatore della Repubblica. Ecco che cosa ci ha detto, commentando il risultato elettorale. 

A livello nazionale la Lega ha preso più voti di Forza Italia, in Lombardia il doppio. E’ il primo partito a Cremona e provincia. Si aspettava di un simile exploit? 
«Sì, francamente me l’aspettavo. Anche se forse non con queste percentuali. In 20 anni ho fatto molte campagne elettorali. Ho girato il territorio in lungo e in largo, ma mai come questa volta ho percepito il calore della gente, la voglia di incontrarti e di parlare. Un esempio concreto? Da segretario provinciale della Lega, ho accompagnato Matteo Salvini tutto il giorno alla Festa del Torrone di Cremona. Le assicuro che non riusciva a fare un metro senza essere fermato. Tre ore e mezza per percorrere piazza Stradivari. La popolarità e l’affetto delle persone erano incredibili. Sono venute ad abbracciarlo perfino tre suore». 

Insomma, è come dicono in molti: il segreto del successo è quello di mettersi in sintonia con le persone.
«E’ avere ascoltato. Essere tornati uomini normali in mezzo a gente normale. Sentire la necessità di dare risposte. Le persone chiedono tre cose: l’abolizione della legge Fornero, lavoro e immigrazione regolare per essere sicuri a casa propria. Su questo abbiamo basato il nostro programma elettorale». 

Come giudica il risultato alle regionali? 
«L’esito del voto in Lombardia parla chiaro: il centrodestra ha doppiato gli avversari. Ho conosciuto Attilio Fontana in campagna elettorale. E’ un politico bravo e preparato. Sa quello che vuole e credo che governerà bene la Regione. Sono stato con lui in campagna elettorale, a Crema si è messo a disposizione delle associazioni di categoria per ascoltare il problemi del territorio. E’ aperto al dialogo e ha le idee chiare. Servono persone come lui, capaci di entrare nel merito». 

Quello su Forza Italia è un sorpasso storico: cambia gli equilibri interni al centrodestra e lancia Matteo Salvini premier della coalizione. Com’è stato possibile?
«Credo che ogni realtà abbia il suo tempo. Oggi la politica è velocissima. La comunicazione che la segue ancora di più. Ci siamo messi in gioco prima degli altri rinnovando il movimento. Vogliamo un centrodestra nuovo. E la gente con noi. La Lega non è più quella di dieci anni fa. Le persone sono cambiate. Abbiamo investito sui giovani, cosa che probabilmente altri partiti non hanno fatto restando fermi a standard e personaggi di 20 anni fa. In politica servono facce nuove, programmi moderni e sincerità». 

Come si vince la scommessa del rinnovamento nel partito? 
«Oggi i giovani hanno molte distrazioni. Ma c’è ancora qualcuno che si appassiona alla politica. Se hai la fortuna di incontrarlo, devi stargli vicino, saperlo coinvolgere e motivare. Altrimenti se ne andrà presto, perché la politica è sacrificio: significa dedicarle il tempo che magari prima trascorrevi con gli amici, studiando e approfondendo i problemi». 

Quale sarà il suo primo atto da senatore? 
«Come ho spiegato in altre occasioni, da partita iva mi batterò per chi, come me, ogni giorno deve affrontare mille avversità per andare avanti. Occorre garantire la possibilità di fare investimenti, mettere in condizione le persone e le imprese di lavorare. In secondo luogo mi farò carico del territorio, tentando di salvaguardare il Cremonese, che negli ultimi anni non è stato trattato così bene». 

Come valuta l’operato della giunta di Cremona guidata dal PD? 
«Cremona è amministrata in maniera pessima su tutti i fronti. Il centro storico sta morendo. Basta girarlo e camminare sul corso: quante sono le serrande chiuse? I cittadini si fermano a dormire, la mattina si alzano e vanno a lavorare altrove. Occorre ripartire da politiche di investimento intelligenti, incentivando nuove aperture di attività e sostenendo i piccoli negozi affinché non chiudano. Negli anni in cui abbiamo amministrato, è stato fatto un lavoro efficace. Dobbiamo ricominciare da lì: serve aria nuova, Cremona non può diventare un dormitorio». 

Nel centrosinistra si dice spesso che sul fronte della sicurezza esagerate, dipingendo la città come se fosse il Bronx. 
«Cremona non è certo un’isola felice. C’è moltissimo da fare, basta averne voglia. Sulla sicurezza abbiamo già dato prova di muoverci nella direzione giusta. Qui come altrove in Italia il problema è l’immigrazione fuori controllo. Le percentuali sono altissime, anche nei piccoli paesi: pullulano di migranti non regolari mantenuti dalle cooperative convenzionate, stranieri che vanno a spasso tutto il giorno e non sai cosa fanno o dove vanno. E non puoi farci nulla. In questo modo però si perde gradualmente il controllo: i territori si impoveriscono, la gente si allontana e i negozi chiudono. E’ tutto collegato».

Amministrative 2019: visto il pieno di voti, a Cremona si profila un candidato sindaco leghista? 
«A Cremona la Lega ha preso tantissimi voti. Non era mai successo. Ma da qui al 2019 deve passare ancora molta acqua sotto i ponti. Ora pensiamo a goderci la vittoria e a fare bene con un governo targato Matteo Salvini. Poi penseremo alla città. Anche se, come segreteria, un’idea ce l’abbiamo».

Quale?
«Quando sarà il momento lo diremo». 

Bandiera verde sul Comune anziché azzurra?
«Perché no?».

(Luca Piacentini)

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