CREMA - Continua a far discutere il caso del cosiddetto capannone-moschea di via Rossignoli, a Ombriano. Sono ormai passati diversi giorni dalla segnalazione di un sospetto via-vai nel capannone, tale da fare presumibilmente sospettare un utilizzo irregolare dello stabile da parte degli appartenenti alla comunità islamica. E i primi controlli della Polizia locale sembrano aver confermato i sospetti.

 

Nonostante siano passati diversi giorni, non si ha ancora notizia di azioni da parte dell’Amministrazione comunale volte a impedire tale abuso. Per questo motivo il segretario cittadino della Lega Nord Andrea Agazzi, che per primo aveva pubblicamente segnalato l’abuso, ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta al sindaco di Crema Stefania Bonaldi, in cui si chiede «che venga ripristinata quanto prima una situazione di legalità all’interno del capannone, nel rispetto di tutti gli onesti cittadini che seguono le regole», e in cui si stigmatizza l’atteggiamento di associazione e comunità che «in un periodo storico così particolare, che richiederebbe la massima trasparenza come pre-requisito, dimostrano di non avere assolutamente a cuore un percorso di integrazione, ma solamente il bisogno di anteporre le loro necessità».

 

Di seguito il testo integrale della lettera aperta di Andrea Agazzi:

 

 

Mi trovo a scriverLe per rimarcare quanto già segnalato nella mia precedente comunicazione, risalente al 28 Settembre 2017. In tale occasione ho cercato di porre in risalto una situazione di possibile abuso edilizio presso il civico 37 di Via Rossignoli, nello specifico, alcuni cittadini hanno richiamato la mia attenzione sul fatto che in quel capannone potesse esserci una moschea abusiva motivando tale sospetto dal via vai di persone di fede islamica che vedevano tutti i giorni in determinati orari. Non potendo, ovviamente, entrare in una proprietà privata per verificare di persona quanto posto alla mia attenzione, ho deciso di segnalare quanto sono riuscito a verificare, nel rispetto della legalità e della proprietà privata.

 

Nei giorni successivi ho potuto registrare il Suo intervento a confermare che non vi è alcuna disponibilità da parte dell’Amministrazione a porre in atto la burocrazia necessaria per il cambio di destinazione d’uso, ma le interviste rilasciate da Assalam (peraltro non coinvolta nella vicenda) mi hanno lasciato alquanto perplesso in quanto parlano esplicitamente di mancati accordi tra associazioni islamiche, parlano di prezzo dell’immobile e certificano che i “colleghi” dell’altra associazione, il Centro Culturale Islamico, esercitano attività confessionale all’interno del capannone. Senza troppa fatica, ogni lettore, ha sicuramente captato che il dialogo, tra la Sua Amministrazione e le comunità islamiche, è sempre stato molto stretto e frequente, anche in riferimento al capannone in oggetto.

 

Voglio subito sgomberare il campo da possibili strumentalizzazioni di tipo religioso: la mia segnalazione e tutta la mia preoccupazione riguardano il possibile abuso, in alcun modo il mio intervento è legato alla “possibilità di pregare” che, è giusto ricordarlo, è stata garantita fino a ieri e lo sarà anche domani. In tal senso sono dunque a chiederLe quali procedure avete messo in atto e se avete accertato o meno un’attività abusiva all’interno del capannone.

 

Mi faccia però esprimere a Lei, essendo il primo cittadino, un grande rammarico che, purtroppo, colpisce drammaticamente la politica che Lei stessa sostiene. Già con la precedente Amministrazione ritengo che Lei abbia diviso la città sull’argomento “moschea” non concedendo ai cittadini di esprimersi liberamente sulla particolare vicenda, ma usando la leva dell’integrazione del culto islamico ha provveduto alla modifica del PGT fino ad arrivare alla pubblicazione del bando, poi ritirato per le vicende che tutti sappiamo. Ora, dopo tutto questo sforzo (politico ed amministrativo), dopo tutte le polemiche, dopo tutte le battaglie che Lei ha sostenuto per l’integrazione, la comunità islamica le sbatte la porta in faccia compiendo, in primo luogo un atto di grave illegalità (certificato dalle dichiarazioni di Aziz Dahiche) che rende praticamente inutile il terreno che Lei ha messo a disposizione e dimostrando prepotenza nel perpetrare un abuso nonostante il suo diniego alla possibilità di cambio di destinazione d’uso.

 

In secondo luogo non posso non sottolineare la totale irresponsabilità delle associazioni stesse che, in un periodo storico così particolare, che richiederebbe la massima trasparenza come pre-requisito, dimostrano di non avere assolutamente a cuore un percorso di integrazione, ma solamente il bisogno di anteporre le loro necessità, arrivando anche a commettere un illecito decisamente sprezzante.

 

Mi auguro, anzitutto, che venga ripristinata quanto prima una situazione di legalità all’interno del capannone, nel rispetto di tutti gli onesti cittadini che seguono le regole. Sono dunque a chiederLe di poter descrivere quali azioni verranno messe in campo dall’Amministrazione per poter conseguire tale obiettivo. Non chiedo però una risposta diretta a me, perché Lei sa bene che avrei potuto ottenerla con lo strumento dell’interpellanza, ma chiedo che la risposta a tali richieste debba essere pubblica in modo da sollevare qualsiasi velo di dubbio alla cittadinanza su un tema che, nel bene e nel male, è purtroppo molto sentito in tutta la città.

 

Andrea Filippo Agazzi

 

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