«La felicità non vive in ogni istante, ma la vita è in ogni attimo». In ogni sorriso, in ogni lacrima, in ogni sguardo, in ogni silenzio. E «in ogni respiro». Nonostante la fatica, il dolore, i dubbi, la paura, la rabbia. E la fibrosi cistica. Ferdinando Ascoli, avvocato 34enne di Crema, riparte da qui. Dal desiderio di esplorare la moltitudine di colori di cui la vita si compone. Senza ripensamenti. Con la sola voglia di sentirsi vivo. «Ho perso del tempo a ricercare affannosamente la normalità. Oggi, però, ho capito che la malattia non è un nemico da combattere per apparire migliore, ma una compagna che può davvero aiutarmi ad esserlo».

 

Tiene tra le mani le fotografie di quando era piccolo e si ritrova catapultato lì, tra un respiro mancato ed un sorriso strappato. «Da piccolo soffrivo di bronchiti ricorrenti, per questo il pediatra consigliò ai miei genitori di sottopormi al test del sudore, necessario per una diagnosi accurata». Per fare spazio ad una dura verità. «Ho la fibrosi cistica, lo so da sempre».  Ferdinando, inizia, da sempre, le giornate con la fisioterapia respiratoria. Fa sport, si allena spesso. Ogni giorno allena i polmoni ad un respiro in più. «Attualmente sto bene. Ma ciò che sono oggi è il risultato di un percorso denso di sacrifici. Di controlli, terapie, visite, domande poste e mai ascoltate, risposte cercate, sperate e sudate».

 

Da solo, lontano da parole al vento capaci di scalfirlo e da presenze assenti in grado di annientarlo. «Non essere accettati fa schifo. E farà sempre schifo, nonostante oggi abbia imparato ad amarmi. Ho conosciuto il sapore amaro della delusione sin dalle scuole elementari. Una sera a casa di un amichetto, con la classica ingenuità di un bambino, decisi di raccontare a lui e ai suoi genitori, la trafila di analisi cui mi stavo sottoponendo. Pochi giorni più tardi, rientrato a scuola dopo giorni di assenza, venni deriso dall’intera classe. Questo mi convinse a restare in silenzio per lungo tempo. Perché tanto gli altri non avrebbero capito, mi ripetevo». O non avrebbero voluto capire. Neanche aprendo loro il cuore. «Lo stesso, oggi, succede con le ragazze. La sera prima tutto va per il verso giusto. Poi, quando decido di spiegare loro chi sono veramente, con una malattia invisibile e l’autenticità di chi l’ha capito e non vuole più nascondersi, spariscono. Così, dal nulla». Come se la vita fosse nient’altro che un porto di mare.

 

Tra chi viene e chi va, nella vita di Ferdinando, resta, però, oggi un punto fermo. «Per lungo tempo ho vissuto la mia malattia come una circostanza. Poi, quando ho realmente preso consapevolezza di ciò che avevo, mi sono perso, ho vissuto un momento di smarrimento e di panico, sono rimasto solo con la mia patologia. E lì, è cambiato tutto. Perché imparando a stare con me stesso, sono riuscito ad essere uno qualunque, a scontrarmi con la realtà, a confrontarmi con la mia forza e la mia debolezza, a volermi bene davvero per ciò che sono. E, per certi versi, anche ad amare la fibrosi cistica, perché, pur facendomi soffrire, mi ha fatto conoscere il mio lato più autentico».

 

Fragile e forte al tempo stesso. O, forse, semplicemente umano. Quello che, oggi, Ferdinando non vuole più nascondere. «Elaborare la sofferenza è il primo passo per essere migliori. Raccontarla è quello successivo». Lo dice così, senza paura. «Voglio smetterla di nascondermi. Non voglio che il giudizio altrui mi uccida, voglio circondarmi di persone consapevoli, responsabili e con le quali possa sentirmi libero di essere me stesso. Oggi, finalmente, dopo tanto dolore, respiro una nuova libertà». Forse perché per rinascere bisogna prima un po’ morire. «Oggi ho capito che posso vivere e non sopravvivere. Con un po’ di sforzo, ma posso vivere davvero».

 

Non lo urla sui social, non lo afferma su un palco, ma in cuor suo ne è certo. «Raccontare la fibrosi cistica non è semplice. Agli occhi della gente, sono un ragazzo normale, senza una disabilità evidente. Non amo chi fa spettacolo o descrive una realtà non corrispondente a verità, né amo la finta compassione che sempre si riserva ai malati. Preferisco spiegare la mia vita con la fibrosi cistica, raccontando la mia quotidianità». Quella di un ragazzo che non lotta, ma vive. Con la fibrosi cistica, una laurea in giurisprudenza segregata nel cassetto, una carriera avviata nel settore bancario e tanti sogni in testa e nel cuore che attendono solo di essere realizzati.

 

Gloria Giavaldi

 

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