CREMA – Che facciamo? Li diamo o non li diamo i voti ai pretendenti al trono di Crema che si sono confrontati giovedì 18 maggio in una Sala Pietro da Cemmo gremitissima dalle opposte tifoserie? Risposta secca: no, non se ne parla. Quanto meno per evitare lo strazio dei grillini che per due settimane poi la menano con il fatto che siamo schierati e non obiettivi.

L'unico voto sicuro andrebbe agli organizzatori, e sarebbe un'inesorabile insufficienza. Per carità, sono giovani e attivi, e tanto di cappello ai ragazzi di Rinascimenti. Ma qualcuno che dà loro consigli su come organizzare la serata ci sarà sicuramente (ad esempio il buon Michele Gennuso, che a inizio serata si aggirava tra loro come un angelo custode). E portare più di 200 persone in una sala e poi far sì che più della metà di loro non senta una sola parola causa audio indecente è cosa da pazzi. Anche perché quale sia l'acustica dell'ex refettorio degli agostiniani a Crema lo sanno anche i sassi.

Ma non è solo una questione tecnica. I contendenti si sono comportati tutti benissimo, e hanno fatto del loro meglio per stare nei tempi consentiti e dire la loro nel modo più corretto ed esaustivo. Ma il format era da tortura cinese. Domande francamente un po' mosce, e due minuti a testa ai cinque candidati per dire che? Praticamente nulla, se non quello che tutti già sanno. Al punto tale che a un certo sembrava realmente che i cinque fossero d'accordo su tutto. Ovvio: se chiedi cosa ne pensano dell'inquinamento, quelli – che da sindaci per ridurre l'inquinamento non potranno fare una cippa – ti diranno in 120 secondi che l'inquinamento è un problema gravissimo, e che quindi bisogna mettere in campo tutte le azioni possibili, con grande visione sinergica e strategica al fine di eccetera eccetera eccetera. Poveretti, che altro possono dire?

Per non parlare dell'idea di coinvolgere i giovani per promuovere gli ambiti della cultura, come lo stesso Centro Sant'Agostino. Che ne pensano i candidati? E secondo voi che mai avranno risposto? Me lo immagino quello che dice: non me ne importa nulla, crepi la cultura e i giovani si fottano. E poi non sono nemmeno riusciti a infiammare gli animi sulla scuola «dicièlle», figurarsi un po'.

Insomma: il format del confronto con tempi contingentati ha già di per sé molte pecche se gestito da giornalisti professionisti ed esperti. Se per di più manca anche la verve di un giornalista che prova a mettere un po' di pepe nel dibattito, la noia mortale la fa da padrona. E questo è quello che è accaduto giovedì sera. Fino al momento sublime in cui una delle presentatrici, finita la carrellata delle domande prestabilite, ha dichiarato con nonchalance che era il momento delle domande dal pubblico: «Ci sono pervenute 11 domande, i cinque candidati avranno un minuto a testa per rispondere». Calcolo rapido... altri 55 minuti! Da spararsi. Menzione d'onore al fatto di aver concesso la domanda diretta con tanto di microfono in mano a una persona sola: la medesima persona in tempo zero si è messa a inveire sguaiatamente dal pubblico contro la Bonaldi. Una sola domanda: ma perché?

Al di là però della gabbia in cui erano collocati, i cinque aspiranti sindaci qualche cosa alla fine l'hanno detta, e tra alti e bassi hanno cercato di presentarsi al meglio di fronte al pubblico. Partendo da sinista a destra, anche senza pagelle, proviamo allora a giudicarli a uno a uno.

Carlo Cattaneo. È sicuramente migliorato, ma a un certo punto a qualcuno è venuto il dubbio: c'è una sola cosa su cui non propone il referendum popolare? Il momento migliore: dichiarazioni di voto, parla la Bonaldi e dice che bisogna dare il timone in mano ai giovani; lui prende la parola appena dopo e dice «be', io ho 28 anni e sono evidentemente il più giovane tra voi, quindi grazie». Tempismo perfetto, arguzia da incorniciare.

Stefania Bonaldi. Senza infamia e senza lode, ma da premiare per il coraggio nell'indossare un improbabile fularino giallo che le infiocchetta il collo. È l'unica con alle spalle cinque anni di amministrazione, e fa valere bene la propria competenza tecnica. Ma a un certo punto sa un po' di maestrina noiosa. Cerca poi di infilare qualche frase con tanto di veleno sotteso, ma senza effetto: nel vortice del format in cui le parole sono costrette come dita dei piedi i sottintesi si perdono.

Luca Grossi. Simpaticissimo. Sembra passato lì per caso, e l'agonismo non sa nemmeno dove stia di casa. Figurarsi se si porta lì la claque. Dice le sue ragioni con grande calma e voce sommessa, ispira fiducia, e quasi sempre finisce abbondantemente prima dello scadere del tempo. Se la politica vuole imparare in termini di educazione e fair play, prenda da lui.

Mimma Aiello. Fossimo obbligati a dare un premio alla serata, probabilmente andrebbe a lei. Sorridente, pacata ma al tempo stesso decisa, trova tanti spunti durante la serata per avvicinarsi o allontanarsi dai diversi contendenti. Ha nemici a sinistra, che maleducatamente rivolgono solo a lei critiche dal pubblico quando dice di non essere la candidata di Rifondazione Comunista. Momento migliore anche per lei nelle dichiarazioni di voto: parla prima Chicco Zucchi, che alla fine non lancia lo slogan «votatemi». Prende la parola Mimma, ed esordisce: «Si è dimenticato di dirlo, allora lo dico io: l'11 giugno votate Chicco Zucchi». Applausi.

Chicco Zucchi. Solido e deciso, è il più attaccato di tutti su giornali e social, ma se ne infischia e va dritto per la sua strada. La pubblicità gratis gliela fanno gli altri. Stupisce tutti sulla moschea, con una dichiarazione non da pasdaran, ma arguta e sorniona: «Processo lungo e difficile, fossi io sindaco andrebbe certamente al di là del mio mandato...». Dopo l'exploit di Mimma Aiello nelle dichiarazioni di voto, restituisce il favore alla pari. È il patto-fucsia di cui già un collega ha parlato, per di più ribadito dall'accoppiata cravatta-di-Chicco e borsetta-di-Mimma? Difficile dirlo; quel che è certo è che Aiello e Zucchi hanno regalato il momento più divertente della serata. (Rossano Salini)

COMMENTI

Per commentare devi essere registrato. Clicca qui per registrarti.

Non ci sono commenti per questo articolo.