STRASBURGO - Via libera alla riforma della direttiva europea sul copyright. Martedì 26 marzo a Strasburgo, con 348 sì, 274 no e 36 deputati astenuti il Parlamento Ue ha approvato la revisione della normativa che disciplina il diritto d’autore. Dopo il via libera del Consiglio europeo, gli Stati membri saranno chiamati a riempirla di contenuto con interventi legislativi ad hoc. La riforma salvaguardia la libertà di espressione e punta a tutelare creatori e industria culturale, che d’ora in avanti potranno negoziare con i big di Internet compensi per l’utilizzo di contenuti protetti dal diritto d’autore. I giganti del web dovranno dunque condividere parte dei ricavi miliardari con artisti e giornalisti. Le piattaforme web saranno inoltre direttamente responsabili dei contenuti caricati sui loro siti, dando automaticamente agli editori di notizie il diritto di negoziare accordi per conto dei giornalisti sulle informazioni utilizzate dagli aggregatori di notizie.

«La battaglia sul copyright è una delle più importanti di tutta la legislatura», ha dichiarato intervenendo in aula l’eurodeputato cremonese di Forza Italia Massimiliano Salini, tra i principali sostenitori della revisione, «una battaglia per difendere chi produce cultura e contenuti. La storia dell'Europa è legata alla creatività, al lavoro e all'arte e bisogna difenderla strenuamente. Se le grandi piattaforme web vogliono continuare a lucrare come già fanno sugli introiti pubblicitari devono riconoscere il valore di chi quel contenuto l'ha prodotto e dividere con loro parte del guadagno». L’alternativa, secondo Salini, è che «rinuncino alla pubblicità e allora sì che potremo parlare di un web davvero libero. Resta incomprensibile la posizione del Governo italiano - è la stoccata del deputato azzurro ai giallo-verdi - che si è schierato a favore dei big del web che in Italia da lavoro a poche persone, Facebook ha 12 dipendenti, e non ha invece appoggiato questa direttiva per regolare il mercato e tutelare le migliaia di professioni del settore che ogni giorno producono informazione e cultura di qualità». 

Nel corso del dibattito sulla riforma Salini ha inoltre aggiunto, rivolgendosi all’eurodeputata del Piratenpartei tedesco Julia Reda, contraria alla nuova normativa:«Cara collega Reda, tra quei giovani che lei ha citato ci sono ragazzi che vengono pagati 3 euro al pezzo per il lavoro ottimo che fanno, esattamente perché nella filiera non viene pagato il diritto d'autore. Se li vuole difendere, difenda il copyright». 

L’industria culturale italiana conta numeri di assoluto rilievo: dà lavoro a più di un milione di persone, e la Lombardia offre le maggiori opportunità di lavoro con 350mila addetti ed è è al primo posto per valore aggiunto, pari a 21,4 miliardi di euro dei 92,2 prodotti da filiera culturale e creativa italiana, il 26% del totale nazionale con una crescita dell’1,9% nel 2016. 

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