Parlare di crisi senza precedenti non è affatto un’esagerazione. La situazione politica italiana è totalmente degenerata, e in queste ore assistiamo a uno scontro che lascia sconcerto, soprattutto a causa dei tanti errori che sono stati commessi da tutti gli attori coinvolti. Entrambi i fronti della polemica in atto, infatti, hanno pesanti responsabilità: Mattarella da una parte, e il duo Salvini-Di Maio dall’altra.

Partiamo dal punto più delicato, cioè il comportamento del presidente della Repubblica. Su questo, lasciano veramente perplessi i vari richiami alla responsabilità e alla correttezza istituzionale. Chi lo dice, dà semplicemente voce al proprio desiderio, sia pur legittimo, di non veder nascere il governo giallo-verde. Ma da qui a dire che vi è un fondamento nell’atteggiamento del presidente della Repubblica ne passa. Mattarella poteva benissimo, in base alle sue prerogative, esercitare una “moral suasion” su Di Maio e Salvini in merito alla scelta del ministro dell’Economia. Ma porre un veto, esercitando una discrezionalità politica nella scelta dei ministri, è tutt'altra cosa. Questo, in base alla Costituzione italiana, il presidente della Repubblica non lo può fare. L’esercizio del controllo di garanzia riguarda le materie per così dire ostative (incompatibilità, conflitti di interesse, pendenza di procedimenti giudiziari), e il bilanciamento del Capo dello Stato permette di far sì che vengano evitare scelte sconvenienti, e così è già stato fatto in passato. Ma qui, piaccia o no, si parlava di un economista, per di più già ministro della Repubblica, rispetto al quale le uniche obiezioni erano di carattere politico, quelle appunto che il presidente della Repubblica non può muovere.

Non c’è solo l’errore istituzionale, però. C’è anche l’errore politico di Mattarella, che con il suo atteggiamento ha in realtà fatto un grandissimo assist ai suoi contendenti in questa partita. Palese infatti che con questa mossa si sono spalancate le porte per far parlare di complotto, di veti imposti dall’alto, di mancato esercizio della democrazia anche a coloro che fino a ieri non si sarebbero sognati di utilizzare questi toni. D’altronde è ormai da tempo che gli anti-populisti, come abbiamo visto soprattutto in America con l’elezione di Trump, sono i primi a permettere con la loro scriteriata azione e comunicazione il dilagare del populismo.

Ma, come detto, il disastro è bifronte. Perché tanti ed evidenti sono stati pure gli errori commessi da Di Maio e Salvini. Su Di Maio nulla da dire, dal momento che non ci aspettavamo altro. Ma su Salvini invece è bene fare alcune puntualizzazioni. Innanzitutto, il fatto di aver concesso al Movimento 5 Stelle il ricatto nel veto contro Berlusconi è stato un errore. Salvini avrebbe dovuto lottare molto di più su questo punto ed evitare che con facilità passasse l’idea di un Berlusconi appestato e che per di più permette che gli si dia dell’appestato. In secondo luogo ha sbagliato a cedere a Di Maio sulla scelta del premier: la proposta di Sapelli era di alto profilo, e Salvini ha permesso che venisse bocciata a favore di un inutile fantoccio come Giuseppe Conte. In terzo luogo, il leader della Lega ha permesso che venissero scritte cose nel programma veramente inaccettabili, soprattutto nel capitolo giustizia e lotta alla corruzione, che si prestava a trasformare l’Italia in un paese di spioni.

Una serie di errori che hanno probabilmente messo all’angolo Salvini, al punto tale da ingenerare il sospetto che Savona sia stato usato come un’arma per non andare fino in fondo con un governo nel quale lui stesso non credeva più. E in effetti da questa capitolazione Salvini e la Lega ha tutto da guadagnare. Certo, il leader della Lega porta a casa un grande beneficio in termini di consenso, grazie anche agli errori di Mattarella. Ma prima o poi bisogna uscire dal clima da campagna elettorale permanente e passare alla vera prospettiva di governo.

Per fare questo è necessario tornare a lavorare con serietà sui contenuti, per spazzare via un’aleatoria e sostanzialmente impossibile alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega, forze politiche che hanno visioni per lo più differenti e a tratti opposte. L’unica via di uscita è rinsaldare un’alleanza di centrodestra che, se ritrova la tranquillità al proprio interno, si candida ad ottenere la maggioranza assoluta alle prossime elezioni.

 

Rossano Salini

 

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