CREMONA - Oggi la sfida è internazionalizzare. Le piccole e medie imprese rappresentano il 99% delle aziende del vecchio continente e la loro crescita sui mercati esteri è cruciale per la competitività dell’intera economia europea. Purtroppo, però, quando le Pmi tentano di vendere i propri prodotti all’estero si scontrano spesso con difficoltà insormontabili. 

I numeri parlano da soli: negli ultimi tre anni solo il 29% delle micro imprese, il 43% e il 59% di quelle piccole e medie sono riuscite ad esportare verso un altro paese dell’Unione Europea. Questo perché spesso le Pmi non hanno la forza sufficiente per competere con le multinazionali, giocando ad armi pari sui mercati internazionali o dotandosi di una piattaforma adeguata di commercio elettronico. 

E’ in quest’ottica che l’emendamento al budget UE 2018 per promuovere le reti di imprese proposto dall’europarlamentare cremasco di Forza Italia Massimiliano Salini, sottoscritto anche l’eurodeputata Patrizia Toia, riveste grande importanza. Una prospettiva di lavoro indicata anche dalla Commissione UE, che nella comunicazione del 2011 sulla necessità di nuove partnership a sostegno delle PMI, ha sottolineato l’importanza di promuovere «clusters and networks». 

«Le Pmi sono la spina dorsale dell’Europa - spiega l’eurodeputato - molte idee geniali diventate brevetti di successo nascono proprio nei laboratori delle imprese familiari, un potenziale di innovazione enorme che l’UE ha l’obbligo di preservare». 

«L’importante progetto pilota sull’internazionalizzazione delle Pmi attraverso reti di imprese che ho proposto al Parlamento UE va in questa direzione», spiega Salini, che a pochi mesi dal via libera ottenuto al progetto pilota sui digital enablers, per favorire la digitalizzazione delle Pmi grazie al supporto di esperti in grado di ammodernare i processi, incassa un altro importante «sì» dell’Europarlamento. 

L’emendamento al budget 2018 è stato approvato martedì 11 luglio dalla Commissione Industria (ITRE). Prevede lo stanziamento di un milione e mezzo di euro per avviare un progetto pilota in 30 network di Pmi che intendono sviluppare strategie comuni di internazionalizzazione. 
Ogni rete dovrà essere composta da almeno tre imprese, e potrà ricevere fondi da un minimo di 30mila ad un massimo di 50mila euro. Il via libera in ITRE è il momento decisivo: raggiunto infatti l’accordo tra le forze parlamentari sul progetto pilota, l’iter successivo è un pro forma necessario a concludere il procedimento, che vedrà un passaggio intermedio in commissione Bilancio a fine agosto e il voto finale in plenaria a Strasburgo. 

«Come dimostrano best practice italiane - spiega Salini - la logica è quella di premiare le imprese che si mettono in rete, collaborando tra loro nel costruire brand e strategie comuni di acquisto e vendita, sfruttando l’e-commerce e condividendo progetti di ricerca e sviluppo». 

Insomma, la dimensione dell’azienda, chespesso viene segnalata come una debolezza rispetto ai campioni della globalizzazione, in questo caso diventa un’opportunità concreta di crescita grazie alla logica della condivisione: «Per essere competitive sul mercato globale - conclude l’europarlamentare - le nostre Pmi non devono essere costrette a snaturarsi, battendo la strada della fusione o dell’incorporazione nelle multinazionali. Non è necessario diventare mega industrie per concorrere sulla scena internazionale». (LP)

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