CREMA - La morte oggi fa meno paura. Sono stati, infatti, numerosi i cremaschi che venerdì 16 marzo hanno preso parte all’evento, organizzato dall’Associazione Cremasca Cure Palliative “Alfio Privitera” Onlus, per approfondire la tematica del biotestamento, alla luce delle recenti novità normative in materia. All’iniziativa, svoltasi in Sala Pietro da Cemmo e patrocinata dal Comune di Crema, hanno partecipato anche l’Assessore al Welfare, Michele Gennuso e Mons. Daniele Gianotti, Vescovo di Crema.

«L’approvazione della L. 219/17 è l’esito di una battaglia di civiltà durata anni» ha esordito l’Avv. Ermete Aiello, Presidente dell’Associazione Alfio Privitera e moderatore della serata. «Poche, ma decisive disposizioni per disciplinare una tematica essenziale per ciascuno di noi». Dopo anni di continui scontri, oggi un’unica certezza: il testamento biologico è legge. E, nonostante l’opinione pubblica continui ad essere divisa, «le associazioni come la nostra devono spendersi affinché tutti conoscano il contenuto di questo provvedimento e possano, quindi, legittimamente decidere del proprio momento finale».

A tal fine, la parola è immediatamente passata alla Dott.ssa Anna Maria Marzi, Dirigente dell’Hospice “Madonna Dell’Uliveto” di Reggio Emilia: «Saluto con grandissimo favore l’approvazione di questa legge che pone il malato al centro, garantendogli la libertà di scegliere» ha affermato la Marzi. «Da anni lavoro in hospice e per me prendersi cura del paziente non significa solo assisterlo dal punto di vista medico, ma anche relazionarmi con lui, supportandolo nei momenti di sconforto e facendogli acquisire consapevolezza della sua condizione». In un contesto in cui la medicina evolve continuamente, cercando soluzioni per ogni problema e favorendo, per certi versi, anche la diffusione di una cultura che nega la morte, «questa legge si fa spazio, ricordando l’importanza dell’autodeterminazione di ciascuno, in ogni momento della vita». Novità assoluta di questo provvedimento è l’introduzione del “divieto di ostinazione irragionevole nelle cure”: «Con questa previsione viene vietata qualsiasi forma di accanimento clinico. Questa legge, esito di un’importante mediazione tra linee di pensiero diverse, incarna la filosofia propria degli hospice, promuovendo una prossimità responsabile dell’equipe curante: talvolta anche il contatto affettivo può essere terapeutico».

In una legge che valorizza il malato e la sua capacità di autodeterminarsi, c’è, però, spazio anche per il personale sanitario: «Il medico non passa in secondo piano, ma è protagonista, insieme al paziente, della relazione di cura e di fiducia, in cui si attua un reciproco scambio di conoscenze» spiega il Dott. Luciano Orsi, Vicepresidente della Società Italiana Cure Palliative. «Tuttavia, la libertà di scegliere del malato è sovrana: il paziente ha diritto ad essere curato, non è obbligato. Da questo punto di vista, la normativa rappresenta una vera e propria rivoluzione perché chiarisce che la potestà di cura del medico non deriva dalla sua professione, ma dal consenso del malato, che può in ogni momento essere revocato». La legge pone fine anche allo «scellerato connubio tra paternalismo medico e famiglia, riconoscendo al malato il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute in modo completo ed aggiornato». Orsi guarda poi alle sfide del domani: «Questo provvedimento pone le basi per far sì che anche nella relazione medico-paziente venga dedicato maggior tempo alla comunicazione. Per far sì che la medicina diventi sempre più a misura d’uomo e non a misura di malattia».  E, rispetto alle Disposizioni Anticipate di Trattamento: «Le DAT non sono altro che la conseguenza logica di quanto detto sopra: il diritto di scegliere deve sempre essere riconosciuto, anche rispetto a situazioni eventuali e lontane nel tempo».

Ad ultimo, il notaio Alberto Scali, appartenente all’Ordine dei Notai di Cremona e Crema ha illustrato gli aspetti giuridici relativi alle Disposizioni Anticipate di Trattamento: «Secondo la legge, attraverso le DAT – spiega Scali- “qualsiasi persona maggiorenne e capace di intendere e volere può, in previsione di un suo eventuale stato di incapacità e dopo aver ottenuto adeguate informazioni mediche, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari”, individuando anche un “fiduciario che faccia le sue veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e la struttura ospedaliera”». Le DAT devono essere redatte mediante atto pubblico, scrittura privata autenticata o scrittura privata semplice depositata presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza o presso le strutture sanitarie delle Regioni che abbiano costituito una piattaforma telematica di gestione delle cartelle cliniche. Ad oggi, non è, però, prevista la costituzione di una banca dati a livello nazionale.

 

Gloria Giavaldi

 

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