Di Maio, in qualche modo, doveva rifarsi. Ed è questa la vera ragione che sta alla base di una iniziativa come il decreto dignità. Mentre il collega vicepremier Salvini ha preso il largo affrontando con successo indubitabile i marosi dell’Europa, il capo politico dei 5 Stelle non ha fatto progressi. Una disparità che ha portato, nel tempo, la Lega a superare la soglia del 30% delle preferenze ed il Movimento 5 Stelle a perdere tre punti percentuali rispetto alle elezioni del 4 marzo. Una tendenza che Di Maio ha provato ad arrestare nell’ultimo consiglio dei ministri imponendo, di fatto, un pacchetto di misure decisamente inferiore alle aspettative ma che ha dato un segnale molto forte in merito alla politica economia dell’esecutivo Conte.

Una politica che, si comprende fin da subito, è destinata inesorabilmente a mettere in difficoltà il Pd. Già nella loro prima proposta, infatti, i grillini hanno preso di mira il Jobs Act di Matteo Renzi. L’attacco è chiaro, esplicito e sarebbe stato certamente più violento se il ministro dell’Economia Tria fosse stato più malleabile sulle coperture. Più vincoli per i contratti a termine a carico delle imprese, il ripristino delle casuali per il rinnovo dei rapporti di lavoro, l’aumento del contributo sulle proroghe ed una stretta sulla somministrazione. A ciò si aggiungono le multe per le aziende che hanno ricevuto aiuti dallo stato e che hanno deciso di varare piani di delocalizzazione. Nulla o quasi, invece, sul fronte fiscale per i professionisti e per le stesse imprese. La flat tax, infatti, è stata rinviata come peraltro il reddito di cittadinanza a causa dell’esiguità delle risorse al momento disponibili.

E’ un decreto, quello di Di Maio, che ridà dignità alla sinistra e che accoglie molte delle critiche rivolte in passato dalla Cgil contro una legge, il Jobs Act, che  è sempre stata esposta all’accusa di aver incrementato la precarietà nel mondo del lavoro. L’impostazione statalista e neo-assistenzialista del Movimento 5 Stelle è nota. Non l’avessero, Di Maio e i dirigenti grillini difficilmente avrebbero colonizzato il Sud Italia a spese proprio del Partito Democratico.

Il decreto del governo Conte è l’epitome di una sinistra che tenta di accorciare la via della ripresa occupazionale scommettendo sulla burocrazia dei contratti invece che sul miglioramento delle dinamiche che producono la competitività. I posti di lavoro sono creati dagli imprenditori e non dai politici. E gli imprenditori assumono sulla base di due fattori, necessità e convenienza, altrimenti tendono a rallentare.

Ma se le imprese frenano, conseguentemente, frenano le assunzioni. E’ questo il limite di un decreto dirigista che rivela lo scavalcamento a sinistra subito dal Pd da parte del Movimento 5 Stelle che ha inaugurato l’attività del governo in materia giuslavoristica sposando la causa dei rider. Di Maio dovrebbe sapere che è il capitale a inventare il lavoro. Il capitale e il mercato. E’ lo stato di salute di questi due elementi a costruire le basi per un’occupazione solida e duratura. Il decreto dignità, come hanno sottolineato le associazioni che rappresentano gli imprenditori, non potenzia né l’uno né l’altro. (Roberto Bettinelli)

COMMENTI

Per commentare devi essere registrato. Clicca qui per registrarti.

Non ci sono commenti per questo articolo.