CREMA – Ora convulse nel coordinamento cittadino di Forza Italia, pesantemente spaccato in due dall'ipotesi, avanzata da Gianmario Donida, di una candidatura a sindaco di Simone Beretta. Una candidatura che, ad oggi, pare appartenere alla categoria della pura virtualità.

Tutto ciò per due motivi: primo perché, come è stato detto più volte da diversi esponenti di Forza Italia, l'indicazione della candidatura spetta al coordinamento provinciale in accordo con il coordinamento regionale, e non al coordinamento cittadino; secondo, ed è notizia che in queste ore sta avendo sempre maggiori conferme nei ''corridoi'' del partito, perché anche lo stesso coordinamento cittadino non è per nulla concorde nell'indicazione di Simone Beretta quale candidato sindaco di Crema. La decisione di tirare fuori il nome di Beretta è stata sostanzialmente presa da una ristretta cerchia di persone e immediatamente comunicata alla stampa, senza che siano stati fatti i passaggi necessari.

C'è un dato rilevante, fino ad ora non considerato, e che nelle animate discussioni interne al partito è stato fatto emergere in questi giorni: il famoso 'coordinamento permanente', avviato con la riunione di venerdì 20 gennaio, non aveva all'ordine del giorno l'indicazione di un candidato sindaco. Com'è dunque possibile che l'esito di quel coordinamento sia stata l'indicazione del nome di Beretta, così tempestivamente comunicata ai giornali? Vi sono dunque pesanti interrogativi intorno al modo con cui, anche dal punto di vista procedurale, il coordinamento cittadino cremasco è stato gestito in questi giorni. Significativo il fatto che la riunione convocata per questa sera, giovedì 2 febbraio, pare porre all'ordine del giorno una sorta di presa d'atto di una candidatura di Forza Italia, che nei fatti (regolamenti alla mano) non esiste. Già diversi membri del coordinamento hanno comunicato di non voler partecipare a una riunione di cui non condividono la modalità di convocazione, né dal punto di vista delle procedure, né dal punto di vista dei contenuti.

È dunque sempre più forte il malcontento: la modalità con cui il coordinatore cremasco Gianmario Donida ha gestito questa delicatissima fase ha dato fastidio a molti. Si fa sempre più lungo l'elenco di persone che hanno in vario modo espresso dissenso rispetto alla linea portata avanti da Donida, con l'avallo dell'ex nemico Beretta. Già si sapeva di Renato Ancorotti, di Opimio Chironi e dell'europarlamentare Massimiliano Salini. Ma di ora in ora il gruppo si fa sempre più consistente: nomi forti come Paola Orini, Roberta Giubilo, Monica Uggè, Lorenzo Perolini, Marcello Fortini ed Ercole Barbati non sembrano per nulla intenzionati a seguire la linea Donida-Beretta. Un numero che peraltro cresce di ora in ora, e che rende sempre più vacillante la posizione portata avanti dal coordinatore. Altre persone starebbero valutando una presa di distanza; e sopratutto anche tra i cosiddetti 'donidiani' ce ne sono diversi che intendono quanto meno lavarsene le mani. Serpeggiano frasi del tipo: «Se passa la candidatura di Beretta, non chiedeteci di fare nemmeno un minuto di campagna elettorale». È d'altronde naturale che chi ha appoggiato Donida come coordinatore cittadino al termine di una vera e propria battaglia anti-Beretta e in nome del «nuovo che avanza» possa sentirsi ora un tantino preso in giro.

Risulta dunque sempre più evidente che la vera forzatura, in tutta questa vicenda, è quella che è stata portata avanti da chi ha gestito in modo personale e non condiviso il coordinamento cittadino di Forza Italia, tirando fuori dal cappello una pseudo-candidatura. Facile immaginare che chi ha responsabilità negli organi superiori (il coordinatore provinciale Mino Jotta e il regionale Maria Stella Gelmini) si appresti a prendere in mano una situazione divenuta veramente ingarbugliata, e che richiede al più presto un ritorno all'ordine.

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