CREMONA – Il Governo ha deciso: ci sarà una grande Camera di Commercio del Sud della Lombardia, comprendente non solo Cremona e Mantova, ma anche Pavia. Una decisione accolta con preoccupazione da alcuni, e invece con favore da altri. Tra i sostenitori della fusione a tre, uno dei più convinti è sempre stato Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa – Asvicom Cremona.

 

Presidente Tazza, la decisione dell'accorpamento tra Cremona, Mantova e Pavia arriva a conclusione dell'iter avviato dopo la riforma delle Camere di Commercio da aprte del Governo. Qual è il suo giudizio su questa riforma?

La riforma Camerale voluta dal Governo non consegna al Paese un sistema camerale efficace, che sia in grado di supportare un processo di ammodernamento del nostro tessuto produttivo. Di fatto la riforma depotenzia le funzioni delle Camere di Commercio e ne riduce il numero sul territorio nazionale con risparmi poco significativi, quantificabili nel tempo in 50 milioni di euro. Davvero poca cosa. Meglio sarebbe stato intervenire sulle Camere di Commercio non performanti, garantire la continuità delle Camere di Commercio eccellenti come la nostra Camera ben guidata dal Presidente Auricchio, affidando loro maggiori leve e risorse per aiutare il Paese a superare le sfide del futuro e sostenere la competitività delle imprese.

 

L’accorpamento a tre, comprendente anche Pavia, è stato fin da subito sostenuto dall'associazione da lei presieduta. Perché secondo lei era opportuno andare verso questa soluzione?

Perché così facendo si sarebbe creato un ente dalle dimensioni interessanti, tra le più importanti in Lombardia. Occorre prendere atto oggi della decisione presa dal Governo e dal Sistema Camerale Nazionale, al quale di fatto era stata chiesta una auto-riforma. Sarebbe deleterio se qualche attore coinvolto dovesse ricorrere contro questa decisione, avviando un'azione che danneggerebbe il nostro tessuto imprenditoriale e produttivo. Con senso di responsabilità occorre adesso costruire una nuova grande Camera di Commercio capace di garantire servizi efficaci per le imprese, interpretando al meglio il ruolo di motore economico del territorio così come ha ben svolto in questi anni, fungendo da imprescindibile punto di riferimento per le imprese.

 

Come bisognerà muoversi ora per affrontare al meglio i passi che dovranno essere fatti nei prossimi mesi?

La parola ora deve passare ai consigli camerali per giungere a nuove previsioni e accordi. In questa occasione dobbiamo dimostrare capacità di vision senza campanilismi o prove di forza. Si apra dunque una nuova fase di confronto tra le tre Camere al fine di giungere presto ad un assetto organizzativo efficace e capace di servire un ampio territorio fatto di tre Province. Vanno messi a fattor comune gli asset importanti delle Camere, le società di servizi, investendo sulle partecipazioni strategiche e dismettendo quelle non fondamentali. Servimpresa può ampliare il proprio ambito di intervento e servire tutte le imprese residente sulle tre Province. Altrettanto occorre fare con il polo fieristico cremonese che, visto che sta rivendendo il proprio assetto societario, dovrebbe aprire alle Camere di Mantova e Pavia, potenziando così con nuove risorse la propria offerta fieristica e la propria funzione. Per quanto riguarda invece le sedi delle Camere di Commercio, in una prima fase dovremmo garantirne la continuità sia di quelle principali che di quelle secondarie: per il nostro territorio significa mantenere le sedi di Cremona e Crema. A settembre dunque ci sarà una nuova fase dialettica tra i consigli delle tre Camere; la speranza è non ci si perda in discussioni sterili, ma si lavori per l'impostazione di una delle Camere di Commercio più importanti della Lombardia.

 

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