Piloni, Bonaldi, Bordo, Bassi. E intorno a loro, in occasione della manifestazione in piazza Duomo a Crema contro il governo reo di aver offeso il capo dello Stato Sergio Mattarella, un pugno esiguo ed emaciato di sostenitori. L’immagine del neo consigliere regionale Matteo Piloni, che parla al microfono davanti ad una piazza insensibile agli annunci in stile ‘L’Italia chiamò’, la dice lunga sulla crisi del Pd. Locale e nazionale.

Del locale abbiamo brevemente detto. Passiamo ora al nazionale. La sequenza, che non è estranea ad una certa comicità, ha preso vita nel fine settimana. Mentre Mattarella varava l’esecutivo gialloverde trattando da pari a pari con i leader di Lega e 5 Stelle, e Gentiloni consegnava il testimone al neopremier Conte, è andata in scena la sterile e grottesca protesta della sinistra. Dal palco di piazza Santi Apostoli a Roma Martina, Lotti, Del Rio, Calenda hanno fatto di Mattarella un autentico martire quando, in realtà, il presidente della Repubblica aveva appena dato il via libera al contratto di governo Lega-5 Stelle.

Tra sabato e domenica, con grandi manifestazioni a Roma e Milano oltre ad una serie di presidi organizzati in molte città italiane, il Pd ha voluto dare un segnale di combattività prendendo posizione a favore del presidente della Repubblica e scagliandosi contro i due partiti di maggioranza del governo. Un’azione che si è rivelata un buco nell’acqua dal momento che Mattarella, nelle stesse ore, commentava soddisfatto il punto di approdo della lunga trattativa di quasi 90 giorni che è seguita alle elezioni del 4 marzo. Una trattativa certamente complessa ma durante la quale il Quirinale non ha mai dato l’impressione di subire passivamente l’iniziativa della coppia Salvini-Di Maio. Prima con lo stop all’economista Savona, poi con l’alternativa Cottarelli e infine con l’arrivo nella squadra di Palazzo Chigi di due figure di garanzia, come il ministro degli esteri Moavero Milanesi ed il titolare del dicastero economico Giovanni Tria, Mattarella non solo ha visto rispettate le proprie prerogative istituzionali ma ne ha superato i limiti. 

Il Pd ha colto, però, ha colto la palla al balzo e dopo l’ultimo strappo sul nome di Savona non ha mancato di fabbricare ad arte una nuova contrapposizione tra il ‘fronte repubblicano’ ed il sovranismo, fra i moderati e gli estremisti come li ha definiti Matteo Renzi.

Ma in piazza Santi Apostoli a Roma, e non solo, i dem hanno mostrato la loro fragilità. Il risveglio del Pd a tutela della figura di Mattarella ha visto le prime linee del Nazareno immolarsi per la difesa della costituzione. La stessa che hanno tentato di liquidare con il referendum del dicembre 2016 che ha segnato la fine del governo Renzi. Ma gli esecutivi a guida Pd, avviati da Letta e proseguiti con Renzi e Gentiloni, hanno fallito consegnando il popolo della sinistra nelle mani dei 5 Stelle e hanno reciso lo storico legame di appartenenza con i sindacati del lavoratori preferendo appoggiare le rivendicazioni di Confindustria. Una strategia che dalle europee del 2014 ha portato solo sconfitte elettorali ed un ridimensionamento del partito sulla scena nazionale senza precedenti. Anche gli ultimi sondaggi sono negativi. E non potrebbe essere diversamente vista la confusione dilagante ed il clima perenne da resa dei conti. Tanto che, dopo gli anni all’insegna di una vuota dottrina anti Berlusconi si prefigura ora la dottrina anti Salvini e Di Maio, dimostrando come il partito nato dalla fusione tra i post comunisti e i cattolici progressisti possa sopravvivere unicamente grazie all'ostilità verso il nemico di turno.

Ora per il Pd inizia una nuova fase, l’opposizione, che è giunta al termine di un’esperienza di governo che per gli stessi elettori della sinistra non è stata un successo. Il Pd si è logorato quando aveva il comando e ora che non ce l’ha più si sta logorando ugualmente. Uno scenario democristiano contraddistino da un calo di idealità e da un eccesso di confidenza con il potere. La lezione di uno dei padri più cinici e autorevoli della prima repubblica, Giulio Andreotti, è ancora valida. (Roberto Bettinelli)

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