Dopo un lungo tira e molla, prolungato anche dalle mosse alquanto scomposte del presidente Mattarella, si è alla fine insediato ufficialmente il governo formato da rappresentanti del Movimento 5 Stelle, della Lega e da un importante numero di tecnici in alcuni ruoli chiave. Al di là dei giudizi (magari anche pesantemente negativi) che si possono avere in merito alle persone che formano tale esecutivo, quel che si può dire è che, per una serie di motivi, è bene che tale governo si sia formato e inizi a svolgere il proprio lavoro.

Per illustrare tali motivi è bene partire innanzitutto da un’analisi di ciò che è successo, e di come questo governo rappresenti una sorta di anomalia italiana. Nello scenario politico attuale si è soliti dire che sono venute meno le categorie di destra e sinistra. Non è affatto vero. In realtà è successo qualcosa di diverso: sia a destra che a sinistra si sono formati movimenti anti-sistema cresciuti fino al punto di scalzare le forze politiche che hanno dominato il panorama politico nell’ultimo periodo. Né le forze politiche per così dire “tradizionali”, né le forza anti-sistema sono in grado di governare da sole. Ecco perché in tanti casi si sono create situazioni che hanno portato le forze moderate a creare governi di “larghe intese”, così da garantire un governo ai rispettivi paesi.

In Italia, ora, è successa una cosa diversa: le “larghe intese” le hanno fatte le forze anti-sistema. Anziché la destra e la sinistra moderata si sono alleate, sostanzialmente, la destra e la sinistra estrema. Perché il Movimento 5 Stelle, piaccia o no, è una forza che non ha fatto altro che estremizzare in chiave anti-sistema istanze di sinistra, basate sul binomio statalismo-assistenzialismo, gonfiando i propri consensi con il carburante dell’anti-casta e del moralismo giustizialista, quest’ultimo tratto distintivo proprio della sinistra italiana da Tangentopoli in poi (il “vate” del grillismo di oggi, cioè Marco Travaglio, non è nient’altro che il prodotto numero uno della sinistra italiana di fine e inizio millennio).

La Lega di Salvini, al contrario, rappresenta istanze tipicamente di destra, come l’orgoglio nazionale e l’esigenza di ordine, tradotto nel binomio sicurezza-no immigrazione. La lotta alla burocrazia romana e centralista su cui si era fondato il consenso nordista di Bossi si è trasformata poi in una lotta contro la burocrazia europea, spostando le istanze della Lega a livello nazionale.

Ora queste due forze radicalmente diverse si trovano a costruire il loro governo di larghe intese anomale. Come ha sottolineato l’ex consulente politico di Trump Steve Bannon, è come se si fossero messi insieme i sostenitori di Trump e i sostenitori di Sanders.

Cosa succederà ora? Succederà una cosa semplice e molto salutare: che i due opposti movimenti anti-sistema non potranno più trincerarsi dietro la campagna elettorale perenne che ha permesso loro di gonfiare in tal modo i consensi, e devono ora trasformarsi essi stessi in sistema e mettere in atto il cambiamento tanto invocato. L’aspetto positivo è che non ci sono più alibi: il sogno ora deve fare i conti con la realtà. E questo non può che essere un bene.

L’errore più grave fatto dagli avversatori delle forze anti-sistema, infatti, è sempre stato quello di far di tutto per impedire che queste potessero andare al governo. Così facendo, non hanno fatto altro che fare il gioco degli avversari, e permettere loro di crescere. Ora, finalmente, si arriva alla prova dei fatti. Ed è quasi un bene, in questo senso, che non ci sia un governo che “ingloba” la forza anti-sistema all’interno di una coalizione, del tipo sinistra moderata con sinistra anti-sistema, o destra moderata con destra anti-sistema. Governino insieme le forze anti-sistema, di destra e di sinistra, e così sarà più chiaro ciò che saranno in grado di fare. Senza alibi.

Si tratterà, con tutta probabilità, di un grande bagno di realismo che potrà permettere a tutti, sia i rappresentanti del cosiddetto establishment, sia i portavoce delle istanze anti-sistema, di capire che alla fine l’unica contrapposizione, l’unica alternanza politica è data da chi porta avanti contenuti diversi con le relative diverse ricette. Insomma: le alleanze e le conseguenti contrapposizioni basate sui contenuti, e non su visioni oniriche.

 

Rossano Salini

 

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