Nascere: venire alla luce. O scontrarsi con il buio e ripartire dall’acqua. Perché l’acqua accoglie dubbi, timori e pregiudizi. Poi scorre, li supera e aiuta a crescere. A guardarsi dentro, a guardare oltre. A vivere liberi e sicuri. Fino al gradino più alto del podio. Lo racconta sorridendo, il pluricampione mondiale di sci nautico paralimpico Daniele Cassioli, ripercorrendo a piccoli passi la sua vita a luci spente. «Sono cieco dalla nascita, a causa di una retinite pigmentosa» spiega. «Sin da piccolo, nonostante gli ostacoli che ho incontrato lungo il cammino, ho imparato a cavarmela. Anche se in modo diverso. Perché la vita di un cieco è alternativa». Ma è fatta di strade, a volte in salita, altre volte in discesa, non di scorciatoie. «L’oscurità non ha mai condizionato il rapporto con la mia famiglia. I miei genitori mi hanno cresciuto senza pregiudizi, regalandomi una vita normale. Anche al buio».

Quello stesso buio che spaventava così tanto chi gli bazzicava attorno. «Da piccolo mi colpiva la stranezza della gente. Non capivo la distanza, la diffidenza, il pregiudizio. Ma ancor di più non comprendevo perché gli sconosciuti conferissero al pregiudizio il potere di scegliere di quali persone circondarsi. Non lo comprendevo e ne soffrivo». Da solo. «Al mare sentivo gli altri bambini fare squadra, mentre io ero sotto l’ombrellone. Con i miei genitori, il buio ed uno scalpitante desiderio di muovermi, di raccontarmi. Di smetterla di esistere, per iniziare a vivere».

Ad emozionarsi, a sorridere. Ad innamorarsi della vita. Una nota per volta. «La musica è stata per me una vera e propria compagna, ha sconfitto la noia che mi attanagliava e mi ha consentito di coltivare abilità preziose, come la capacità d’ascolto». Un modo per ripartire da sé. A piccoli passi. Fino ad esplodere come dinamite, grazie allo sport. «La mia passione per la pratica sportiva nasce molto prima di avere gli sci ai piedi. Dall’età di tre anni ho praticato nuoto e karate. Da subito ho apprezzato il senso di libertà che mi donava potermi muovere in autonomia».

Lo sport è stata una scoperta. Si è rivelato a Daniele poco per volta, allenamento dopo allenamento, delusione dopo delusione, successo dopo successo. Come accade negli amori più difficili. Quelli che richiedono fatica e comprensione, ma che meritano di essere vissuti senza risparmiarsi. «Lo sport mi ha deluso quando, da piccolo, non mi ha permesso di coltivare la passione per il calcio. Ma poi mi ha sorpreso, aprendomi strade alternative colme di fatica e soddisfazione».

Definito il più grande sciatore nautico paralimpico di tutti i tempi, con 22 titoli mondiali, 25 titoli europei e 35 titoli italiani, Daniele sente di dover dire grazie allo sport. «Oggi ringrazio lo sport, perché mi ha davvero salvato. Perché, in un mondo dominato dal progresso e dall’automazione, mi ha preso per mano e mi ha insegnato a rimettermi in gioco, a spendermi per realizzare i miei sogni». Sempre. Anche dopo varie gare andate a rotoli. «Agli Europei 2010 in Italia in slalom e in figura non avevo trionfato. Ero amareggiato e deluso. Restava solo la gara di salto, disciplina che, oltretutto, praticavo da poco tempo. Ho saltato e ho stabilito il record del mondo, con un salto di 20,7 m. Poi mi sono fermato ed ho capito che quando si tocca il fondo la spinta può essere immensa. Ma la scelta di ripartire è solo nostra».

Daniele ormai conosce il sapore del successo, ma non si stanca di cercare nuovi stimoli. Affronta le gare con umiltà, si allena ogni giorno e raccoglie granelli di felicità in ogni dove. «La felicità è uno stato d’animo, non un accadimento. È un atteggiamento, non un posto, non un traguardo da tagliare. Sta nella continua capacità di stupirsi, nel donare un sorriso, nel fare continuamente ciò che si ama». Per condividere entusiasmo, successi. E un po’ di sport. Quello che è di tutti e per tutti. Quello che Daniele, attraverso la sua “Sestero Onlus” fa praticare ai piccoli atleti non vedenti. «Lo sport fa bene a tutti. Ai bambini ciechi perché si muovono, acquisiscono consapevolezza e si divertono. Ai genitori perché capiscono che, oltre il buio, esistono abilità che meritano di essere coltivate. Ai normodotati, perché li educa, contrastando la dis-integrazione, che spesso condanna i disabili alla solitudine».

Lo sport per Daniele è vita. La stessa che ha provato a raccontare nel libro “Il Vento Contro”, edito da De Agostini. «Il mio libro è un viaggio alla scoperta della disabilità, condotto con il sorriso sulle labbra ed il desiderio di aiutare ciascuno a superare “il vento contro”. Perché ciascuno ha il proprio “vento contro”, ma la vera via d’uscita è dentro di noi. Il segreto sta nell’imparare a guardarsi dentro e a volersi bene così come si è». Oltre che nel rifiutare le immagini che gli altri vogliono attribuirci. «Consiglio sempre ai giovani di essere ribelli, perché è così bello non accontentarsi. È il vero segreto per continuare a stupire e a stupirci».

Daniele grazie all’acqua è rinato. E, come l’acqua, ha imparato a resistere alle rigidità e ad aggirare gli ostacoli incontrati lungo il percorso. «Oggi il buio è parte di me, è la mia storia. Oggi sono Daniele, anche grazie al buio».

 

Gloria Giavaldi

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