L'amministrazione americana a dir poco scettica sui Cinque Stelle del candidato premier Di Maio, volato oltre oceano in cerca di sostegni, stando alle cronache, assai improbabili. Antonio Tajani interlocutore principale e ospite fisso degli organi di informazione italiani (e non) per capire da che parte va l’Europa e, con essa, anche l’Italia. Importanti mass media di peso internazionale come il quotidiano The Guardian e l’emittente britannica di stato, la Bbc, che riscoprono la centralità della figura di Silvio Berlusconi, baluardo contro estremismi e populismi di diversa origine. Perfino un’analisi di Repubblica che riconosce quanto sia decisivo il leader azzurro nel tenere insieme gli alleati. Un endorsement tanto esplicito quanto forte arrivato martedì 14 novembre niente meno che dal capogruppo all’Europarlamento del Partito popolare europeo Manfred Weber, che dice: «Abbiamo bisogno di un governo che nella sostanza e nella leadership esprima un chiaro sostegno all'approccio europeo ed è quello che vedo negli amici di Forza Italia». 

Si moltiplicano gli elementi che stanno spingendo portatori di interesse, esponenti politici e opinione pubblica a riscoprire la centralità del centrodestra. 

Un posizionamento saldamente sotto i riflettori sulla scena nazionale e internazionale maturato nell’ultimi anni grazie alla nuova discesa in campo del leader di Arcore, alla ritrovata alleanza di Forza Italia con le forze storiche, Lega e Fratelli d’Italia, alle spallate date con pazienza e determinazione agli avversari politici negli ultimi appuntamenti elettorali, dal referendum renziano affossato il 4 dicembre scorso alla vittoria di importanti elezioni regionali come in Liguria, dal successo alla consultazione per l’autonomia nel lombardo-veneto alla conquista della presidenza della Regione Sicilia. 

Non si tratta più di indizi ma di prove evidenti dell’avvio di una cavalcata elettorale che vede nel ritorno al timone del paese una prospettiva più che concreta. E se l’Italia cresce in autorevolezza non è certo merito del centrosinistra, tuttora sul banco europeo degli imputati per gli scarsi risultati sul fronte dei conti pubblici, mal gestiti da governi sedicenti nati per assicurare stabilità e fare (o meglio annunciare, vista la pochezza dei risultati) riforme che tutti ancora stanno aspettando invano. 

L’apparato istituzionale italiano è quello di prima, ingessato e vecchio. Il mercato del lavoro è fermo al palo. La spesa pubblica non è stata contenuta. Quella della riduzione del debito è rimasta una mera promessa. Mentre Palazzo Chigi si barcamena, navigando a vista, tirando a campare di mese in mese e lasciando irresponsabilmente l’Italia in bilico tra decimali di flessibilità strappati più per sfinimento che per convinzione ad un’Europa disposta a chiudere un occhio perché sempre più in difficoltà di fronte ai populismi dilaganti, e che quindi fatica a dire no alle tentazioni spendaccione della cattiva politica di casa nostra. 

Non deve sfuggire il perché del numero di interviste rilasciate da o chieste ad Antonio Tajani, i cui giudizi stanno influenzando positivamente l’immagine che l’opinione pubblica ha dei temi europei e la cui visibilità è il frutto dell’autorevolezza e del prestigio raggiunti dopo anni di lavoro nelle istituzioni UE, dove è stato europarlamentare, commissario all’industria ed ora è il primo presidente italiano dell’Eurocamera. Tajani è lontano anni luce dall’Italia piagnona e ripiegata su se stessa, è piuttosto l’esempio del politico che si rimbocca le maniche. 

Vince il merito e chi ci sa fare. Lo ha detto nei giorni scorsi proprio l’esponente di Forza Italia: se i tedeschi sono i primi della classe non è per le simpatie diseguali dei cattivi maestri di Bruxelles ma perché studiano e si preparano. Lavorano sodo sui testi e fanno politica nelle commissioni, soppesando pro e contro, vagliando gli alleati e selezionandone i migliori. Per contare di più, in Italia come in Europa, occorre essere credibili e darsi da fare. Ed è quello che tutti, dentro e fuori i confini del belpaese, stanno vedendo sempre di più nel centrodestra. (Luca Piacentini)

 

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