CREMA - Concerto godibilissimo quello di domenica 31 marzo al Folcioni. Per i numerosi intervenuti, esperti o neofiti della lirica, è stato un piacere scoprire il grande talento di un giovane soprano turco, Sezin Düzci, attualmente nel nostro Paese per un periodo di perfezionamento. L’evento, organizzato in collaborazione col ‘Circolo delle Muse’ di Giordano Formenti (cui si deve la brillante introduzione che ha preceduto le due parti del concerto), ha rappresentato un itinerario tra psicologie femminili molto diverse tra loro e ognuna contraddistinta da peculiari caratteristiche vocali.

Si è così passati dalla mestizia di Pamina alla civetteria di Musetta, dall’accorata tragicità di Giulietta alla fanciullesca civetteria di Margherita, dalla tenerezza sognante del sogno di Doretta alla frivolezza capricciosa di Fiorilla. Di tutte queste figure Sezin Düzci ha saputo offrire ritratti convincenti e in alcuni casi entusiasmanti. Ascoltare da lei la sconosciuta aria dalla Rusalka di Dvorak (nota come ‘Inno alla luna’) è stata una vera scoperta: intensa, potente e magica. La Düzci ha una voce di soprano importante, che colpisce per la qualità del timbro ambrato, per l’estensione e la potenza notevolissima del suono. Colpisce anche la facilità con cui il soprano turco si destreggia nell’agilità impervia di certi passaggi virtuosistici, come quelli ieri ascoltati nel Turco in Italia di Rossini o nella Lucia donizettiana. La famosa aria e cabaletta di Violetta, dalla Traviata di Verdi, che la Düzci ha posto a suggello del difficile programma, ha confermato le doti tecniche e drammatiche della cantante turca. Al pubblico caloroso e molto partecipe il giovane soprano ha regalato infine, come bis, lo struggente lirismo della celebre aria pucciniana ‘O mio babbino caro’.

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