La quadra è stata trovata: fino a prova contraria sarà Attilio Fontana a guidare il centrodestra nella corsa per le regionali in Lombardia. Visti i sondaggi positivi, Silvio Berlusconi pare proprio aver sdoganato l’ex sindaco di Varese. Fontana sarà chiamato, con ogni probabilità, a dare seguito all’esperienza di Roberto Maroni sulla base di un profilo del tutto simile e sintetizzabile nella posizione di un ‘leghismo di governo’.

Indubbiamente la candidatura di Fontana rappresenta un atto di coraggio per il centrodestra che, nell’epoca della comunicazione di massa dove è fondamentale essere noti presso il grande pubblico per aspirare a ruoli di potere, punta in controtendenza su una figura che non porta in dote un rilievo nazionale. Un curriculum ottimo ma di ambito provinciale anche se l'esponente leghista è stato presidente dell'Anci Lombardia. Un incarico che offre una scarna visibilità ma che prelude ad una conoscenza autentica delle problematiche istituzionali e territoriali.

Sindaco varesino con due mandati alle spalle, già presidente del consiglio regionale lombardo, Attilio Fontana ha la fisionomia non del fenomeno ma dell’uomo comune che padroneggia la macchina pubblica poiché l'ha sperimentata a lungo ed in prima persona.

Figlio di professionisti, avvocato, il 65enne Fontana proviene legittimamente dai ranghi leghisti che più attingono alla operosa società civile lombarda. Certo, il piglio a tratti provocatorio del Carroccio non manca ma il profilo è di chi preferisce riflettere ed agire piuttosto che urlare. Una bella lezione per gli avversari delle forze di centrodestra, a partire dal pirotecnico e spettacolare Pd di Matteo Renzi, che si è buttato istintivamente sul telegenico Giorgio Gori convinto di aver trovato un nome forte e di ampia portata. 

Una scelta, quella di Fontana, inattesa e per certi versi rischiosa dal momento che Maroni, soprattutto dopo aver vinto il referendum dell’autonomia e dopo il crollo del Pd renziano, sembrava destinato ad una comoda rielezione. Una scelta che è il frutto innegabile di un accordo. Il politico leghista non scontenta Forza Italia per l’innata vocazione a perseguire una politica moderata, propria dell’amministratore locale, e per il fatto di svolgere la libera professione con ciò che ne consegue in termini di rappresentanza del popolo delle partite Iva; ma non scontenta né il Carroccio né Fratelli d’Italia in quanto sui temi dell’identità e della sicurezza può fornire una solida sponda.

Mentre decolla la candidatura di Fontana, che dovrà fronteggiare i 5 Stelle ed un Giorgio Gori che deve incassare il sì di Pietro Grasso alla guida di Liberi e Uguali per non compromettere in partenza la sua corsa, continuano ad emergere gli interrogativi in merito alla decisione di Maroni di lasciare. Le paure giudiziarie appaiono fondate ma fino ad un certo punto: le accuse per le vicende di Expo non sembrano tali da produrre una condanna tanto è vero che il coimputato, l’ex direttore generale Christian Malangone, è stato assolto dalla Corte di Appello di Milano. Allo stesso tempo il ‘ruolo romano’ non è da scartare del tutto. Se è vero che per Salvini risulta arduo se non impossibile puntare alla doppia candidatura, un leghista governatore ed uno premier, è pur vero che la ‘carta Maroni’ può risultare utile al momento del bisogno.

Comunque vada, la candidatura di Fontana rappresenta una novità che dimostra lo stato di salute ferreo dell’alleanza di centrodestra che, dopo l’ultimo summit ad Arcore, ha deciso di non escludere la quarta gamba centrista pur imponendo una doverosa selezione sui candidati. Porte chiuse a chi ha sorretto fino all’ultimo gli esecutivi a trazione Pd. Anche qui un’operazione dettata dal coraggio in vista del traguardo dell'urna che, per sua natura, è caratterizzato da logiche di mera e dura necessità dove a prevalere è il volgare messaggio 'tutti a bordo'. (Roberto Bettinelli)

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