La solennità del governo del cambiamento, salito al potere con un ‘inciucio’ che ha unito due partiti avversari come Lega e Movimento 5 Stelle, ha ormai lasciato il passo alla confusione e alle liti continue.

Dopo il conflitto sulle pensioni d'oro e sulla prescrizione l'ultimo episodio della difficoltà di varare una linea comune, Lega e grillini l’hanno vissuto con l’ecotassa contro le auto inquinanti. Una follia che ammazza il mercato delle utilitarie e conferisce vantaggi a chi ha più soldi. La reazione di Fca che ha annunciato il calo degli investimenti, qualora la proposta dei 5 Stelle diventasse legge, è stata sacrosanta. Nessuna ingerenza ma il segnale di una sfiducia verso un esecutivo che finora ha provocato solo danni per l’economia reale. Lo dimostrano le proteste degli imprenditori a causa dei cantieri bloccati e le decine di migliaia di contratti a tempo indeterminato diventati lettera morta a causa del decreto dignità.

Ma lo dimostrano anche e soprattutto le risorse pubbliche buttate al vento, pari a un miliardo di euro, a seguito della strategia del muro contro muro con Bruxelles. L’innalzamento dello spread è costato un mare di soldi tra interessi, rialzo dei mutui e dei prestiti, indebolimento patrimoniale del sistema bancario.

Una strategia che, peraltro, ha rivelato la totale inconsistenza delle tesi governative dal momento che l’Europa, compresi i paesi sovranisti tanto cari a Salvini, hanno messo l’Italia di fronte alla tara genetica di un debito pubblico che non consente di fare la voce grossa. Le previsioni del deficit sono via via calate, anche in risposta ad un Pil che subirà già nel 2019 un sensibile ridimensionamento.

Il premier Conte e il ministro Tria trattano ormai sulla linea del Piave, ma Salvini e  Di Maio in patria seguitano a ripetere che la riduzione lascerà inalterate le decisioni fondamentali. Quota 100 e reddito di cittadinanza non si toccano. Anche se vista la contrazione del budget non si capisce come possano produrre i medesimi effetti. La sforbiciata oscilla tra i 7 e i 10 miliardi.

I numeri sono ostili con il governo gialloverde poiché la manovra è stata fatta principalmente sui giornali e in televisione più che negli uffici deputati, con il risultato che i saldi sono risultati fin dall’inizio fumosi e inattendibili. Da qui le critiche di tutti gli organi competenti, dalla Banca d'Italia al Fmi all'Ufficio parlamentare di bilancio. 

L’esecutivo Conte ha cambiato indirizzo sul piano emotivo e sostanziale nel negoziato con l’Unione Europea. Salvini e  Di Maio, rispetto alla campagna elettorale e alla fase della costruzione della legge di bilancio, sembrano ora veri agnellini. Insomma, dalle minacce all’implorazione. E’ stata la realtà a ricodificare il comportamento dei due capi politici dei partiti di maggioranza. Una realtà che i vincitori delle elezioni del 4 marzo non hanno saputo prevedere. Per incapacità o per interesse non ha importanza. L’esito è negativo e sconfortante. Il governo è allo sbando. E con esso il paese che vede disorientate proprie le sue punte più avanzate e competitive. (Roberto Bettinelli)

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