La vita apesa ad un filo in un ospedale svizzero, Sergio Marchionne è il manager che ha sfidato il futuro. Voluto da Umberto Agnelli alla guida della Fiat, è stato l’uomo che ha progettato e attuato il rilancio del principale gruppo automobilistico italiano.

Non amato da Confindustria e dai sindacati per le scelte autonomiste e globali che hanno segnato un punto netto di rottura rispetto al passato locale e corporativo della Fiat, Marchionne ha riportato al centro della cultura del lavoro la qualità della fabbrica. Un manager duro, esigente, ma pronto a negoziare per innalzare il livello dei prodotti e innovare i processi dei siti produttivi. Per gli operai del mondo Fiat è stato l’uomo che manteneva le promesse a fronte, però, di un’etica del lavoro integerrima ai limiti del calvinismo. E’ stato grazie a Marchionne che la Fiat è tornata a rappresentare il meglio dell’industria italiana, un gruppo capace di riunire aziende combattive e dinamiche, finalmente scevra dalla zavorra dei legami politici che per decenni hanno funzionato nella forma equivoca delle concessioni minandone la reputazione e le prestazioni.

Marchionne ha riportato la casa di Torino nel mercato, accettando la sfida di un’economia integrata e planetaria dove i consumatori non sono disposti ad attribuire rendite e regalie ma applicano il sano egoismo della scelta, alimentando la legge ferrea della concorrenza. E la Fiat, contro ogni previsione, ce l’ha fatta. Attraverso l’operazione dell’acquisizione di Chrysler con la nascita del gruppo Fca, il neo amministratore delegato ha coniugato la vastità del mercato a stelle e a strisce con la genialità italiana costruendo un’offerta capace di fornire nove brand e marchi di lusso come Maserati, storici come Alfa Romeo, di grande diffusione come Jeep.

Con i quasi cinque milioni di auto vendute nel 2016, a soli due anni dalla nascita di Fca, Marchionne ha costruito il sesto gruppo del settore più importante al mondo che nonostante la sede legale in Olanda, grazie alle 70 organizzazioni che hanno sede nel nostro Paese con un fatturato di svariate decine di miliardi di euro, ha garantito migliaia di posti di lavoro e ha continuato a erogare risorse all'erario italiano.

Una formazione integrale, giuridico-finanziaria e umanistica, il manager italo-canadese ha guidato la Fiat nel futuro dimostrando che l’avvenire è imperscrutabile ma proprio per questo motivo può essere affrontato a viso aperto, in modo libero, senza condizionamenti e pregiudizi. Nato a Chieti in Abruzzo nel 1952, figlio di un maresciallo dei carabinieri costretto ad emigrare in Ontario, Marchionne ha insegnato che ogni posizione è contendibile e che non esistono gerarchie indiscutibili. Ma ha insegnato anche che il mercato non perdona e che per non uscire sconfitti bisogna prepararsi con cura, avere un piano rivoluzionario e praticabile, al quale dedicarsi con ostinazione fino al raggiungimento della meta.

Una lezione che non può non essere segnalata ai giovani italiani. Maglione scuro a girocollo, sciarpa annodata al collo dai colori mélange e la sigaretta perennemente accesa dietro le quinte, Marchionne ha sempre avuto un profilo estetico più da docente universitario di una facoltà uamnistica che non da dirigente d’azienda.

Un profilo che non può dispiacere ai giovani. Come il successo raggiunto nella vita professionale. Fondato sul talento e sul merito. Un uomo del presente agli occhi del mondo. Ma, per l'Italia, un uomo del futuro. (Roberto Bettinelli)

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