La nomina a commissario provinciale di Forza Italia di Massimiliano Salini è stata largamente accolta come la risposta ad un declino che il partito azzurro ha accusato irreversibilmente negli ultimi anni. I motivi della crisi sono stati recentemente ben rappresentati nel documento degli amministratori locali indirizzato agli organi direttivi regionali e nazionali. Di errori, dichiara il testo, ne sono stati commessi tanti: l'immobilismo della gestione targata Jotta-Bertusi, la progressiva chiusura del partito che ha impedito nuovi reclutamenti, la marginalizzazione dei sindaci all’interno dei processi decisionali, le lacerazioni dovute all'eccesso di personalismo di figure storiche come Antonio Agazzi e Simone Beretta in occasione delle amministrative di Crema, l’assenza di una strategia unitaria nelle ultime elezioni regionali, le nomine non condivise per i ruoli di vertice nelle partecipate. 

L'esito della vicenda ha dimostrato che il 'movimento dal basso' ha avuto successo  nonostante le prevedibili resistenze e nonostante, a seguito del commissariamento, le minacce dei ricorsi paventate dagli sconfitti che appaiono decisamente poco praticabili. Il nuovo corso sarà guidato da un politico, Massimiliano Salini, che in passato ha condotto con efficacia l’amministrazione provinciale. Un periodo precedente all’elezione presso il Parlamento di Strasburgo nel 2014 e che è stato caratterizzato dal conseguimento di azioni strategiche come la realizzazione della Paullese in tempi record e, sul piano strettamente politico, dalla ferma volontà di non prescindere dall’alleanza con la Lega.

Ai tempi della giunta Salini, infatti, in corso Vittorio Emanuele il centrodestra dava prova di una tenuta inossidabile mentre nei comuni di Cremona e di Crema i sindaci di centrodestra erano costretti ad alzare bandiera bianca a causa di maggioranze troppo litigiose e divisive stroncando di fatto l’alleanza tra il Pdl, nato dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, e il Carroccio. Salini, al contrario, riuscì a trovare i giusti equilibri permettendo al centrodestra di inanellare cinque anni molti proficui, compattando il territorio grazie a progetti innovativi come la gara del gas in forma associata che permise ai comuni non solo di non di perdere gli introiti dei canoni di affitto a causa del cambiamento legislativo imminente, ma di ottenerne di più vantaggiosi. Un’operazione molto complessa, che ancora oggi incontra il giudizio positivo ed i ringraziamenti dei sindaci di ogni schieramento che altrimenti avrebbero dovuto rinunciare a risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi.

Salini conosce molto bene il territorio ed è molto stimato dalla comunità economica.  Ha davanti a sé tre sfide. La prima e la più importante riguarda la reputazione che l’opinione pubblica ha del partito azzurro in sede locale: qui il lavoro da fare, come peraltro ha annunciato il neocommissario, deve essere rivolto a promuovere l’apertura verso la società civile, la valorizzazione delle categorie produttive e degli amministratori locali, l’ingresso dei giovani e il contributo del mondo del volontariato. La promessa di un partito aperto deve essere mantenuta, altrimenti l’intero progetto di rinnovamento sarà costretto ad arenarsi e soprattutto non sarà possibile individuare figure all’altezza per rappresentare al meglio Forza Italia e il centrodestra nelle amministrative del 2019 quando la grandissima parte dei comuni del territorio andrà al voto, compreso il capoluogo Cremona.

La seconda sfida riguarda il rapporto con la Lega e il rilancio del centrodestra: Forza Italia, oggi, è minoritaria rispetto al Carroccio ma i ‘moderati’ non possono lasciare gli alleati in balia di un Movimento 5 Stelle che, a livello nazionale, sta manifestando una mancanza di lucidità in merito alle politiche per lo sviluppo. Il ministro dell'Interno Salvini sta facendo molto bene sul fronte dell’immigrazione, ma il collega Di Maio stenta a riconoscere l’importanza strategica di opere cruciali  come la Tav e il gasdotto Tap, mostrando lacune di visione anche sull’Ilva e sul mercato del lavoro come si evince dal ‘decreto dignità’ che è stato duramente contestato dalle imprese del Nord.

La terza sfida interessa il rapporto fra il centro e la periferia di Forza Italia. Non solo si devono celebrare i congressi locali, come è stato annunciato per il 2019 in vista delle elezioni europee e amministrative, ma si deve celebrare un congresso nazionale. Antonio Tajani, oggi secondo solo a Silvio Berlusconi, nell'organigramma del partito, dovrebbe farsi garante di un percorso finalizzato ad attuare i meccanismi della democrazia di base. Senza libera competizione, infatti, non c’è meritocrazia. Una legge inderogabile che accomuna i partiti, le idee e i leader che le incarnano. I territori, su questo punto specifico, non devono mai smettere di pungolare i vertici nazionali del partito. Risollevare Forza Italia, giunta al minimo dei consensi della propria storia, è possibile solo se centro e periferia faranno entrambi la propria parte. 

Dopo tanta attesa, dunque, l’ora del cambiamento per Forza Italia sembra essere arrivata. Ora bisogna infondere concretezza alle nuove premesse. Una missione dura ma non impossibile. (Roberto Bettinelli)

 

 

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