Salvo sorprese, oltre all’affermazione del centrodestra come prima coalizione del Paese, nelle prime ore dopo il voto sembra emergere un altro elemento chiaro: questa tornata elettorale sancisce il boom della Lega di Matteo Salvini al Nord e dei Cinque Stelle di Luigi Di Maio al Sud. E le performance delle due formazioni riaccendono l’attenzione su un dato comune: quanto sia in grado di incidere, al di là di come la si pensi, una campagna elettorale affrontata tentando di sintonizzarsi con le richieste e i malumori del Paese. Lo ha sottolineato anche Mario Sechi ospite di Enrico Mentana su La7 evidenziando le piazze stracolme e il numero impressionante dei comizi.

Alla modalità della campagna sono legati i temi sul tappeto. Di certo, come dimostrano da un lato la crescita iperbolica di voti dal 4% del 2013 al 18% della Lega (che si pone numericamente come primo partito del centrodestra e in alcune zone del Veneto stacca Forza Italia di quasi 30 punti) e dall’altro lato le percentuali bulgare ottenute dal M5S al Sud, i due partiti hanno centrato l’agenda, riuscendo ad intercettare il consenso in due aree del Paese per molti versi agli antipodi (tanto che il direttore de La Stampa Maurizio Molinari ha parlato di una nuova geografia politica dell’Italia): i pentastellati interpretando il malumore del Sud povero (e ulteriormente impoverito) promettendo il miraggio di un rilancio dello Stato assistenziale, i leghisti cavalcando l’onda lunga (che viene da lontano, da anni di malgoverno del centrosinistra) di una protesta anti immigrazione (una narrazione che ha preso piede anche nel Meridione, come dimostrano i numeri), delle richiesta di sicurezza, di valorizzazione della famiglia e di abbassamento delle tasse. 

Su entrambi i fronti - campagna e agenda politico-elettorale - il Partito Democratico ha sbagliato, scontando le gravi difficoltà incontrate dal governo uscente e commettendo errori madornali di comunicazione, come l’insistenza sui mirabolanti effetti del Jobs act in quello che a tratti è sembrato un tentativo grottesco di negare l’evidenza di un mercato del lavoro ancora fermo al palo. 

In generale i dem hanno colto in ritardo la centralità del tema immigrazione. Per quanto riguarda il Meridione, il PD non è riuscito a trovare la ricetta economica giusta, né a mobilitare risorse tali da tornare credibile agli occhi dell’elettorato; quanto al Nord, non è stato in grado né di svecchiare l’apparato dello Stato né di dare all’economia quella frustrata che agli occhi della parte produttiva del Paese avrebbe potuto fare davvero la differenza. E neppure ha saputo farsi carico di una valorizzazione vera della famiglia, limitandosi ad assecondare le sirene dei nuovi e controversi cosiddetti 'diritti civili'. (Luca Piacentini)

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