Grande preoccupazione per come il governo sta gestendo la partita sull’Ilva, dove emerge l’inconsistenza dell’esecutivo PD e la sostanziale assenza di una politica industriale coerente. Così l’europarlamentare cremasco di Forza Italia Massimiliano Salini lunedì 9 e martedì 10 ottobre nel doppio intervento alla trasmissione di TgCom24 «Dentro i fatti» che ha dedicato un’ampia pagina alla crisi che sta investendo il colosso dell’acciaio. 


Membro della commissione Industria del Parlamento UE, Salini segue da anni gli enormi problemi che incontra il settore siderurgico europeo, che ha visto «un calo drastico della produzione da 30 milioni a 22 milioni di tonnellate all’anno». L’eurodeputato chiarisce che il crollo non riguarda solo il prodotto ma anche «la capacità di fare margini». 


Forza Italia e PPE hanno condotto a Strasburgo una dura battaglia in difesa dei posti di lavoro e dell'industria europea, costretta a fronteggiare un avversario fortissimo senza avere le armi per rispondere ai colpi: «Nella partita sullo status di economia di mercato (Mes) alla Cina si gioca il futuro della nostra manifattura - sottolinea Salini - Al momento Pechino produce la metà dell’acciaio mondiale e ha un’extra produzione pari al doppio di quella europea. Se passasse il Mes e venissero meno i dazi, il mercato UE verrebbe distrutto dai prezzi cinesi scorretti». 


In questo scenario purtroppo, rileva Salini, «l’Italia, che con l’Ilva vanta uno dei grandi centri europei di produzione dell’acciaio, potrebbe giocare un ruolo da protagonista ma si ritrova a rincorrere gli eventi a causa dell’inconsistenza del governo». 


Due gli esempi portati dall’eurodeputato forzista, che nel corso della trasmissione ha insistito sui gravi limiti dell’azione dell'esecutivo. Anzitutto il fatto che «prima scriva un bando che prevede la discontinuità nei contratti e poi critica la cordata vincente Arcelor Mittal perché lo rispetta». Non solo. Riferendosi alle 10mila assunzioni l’eurodeputato ricorda come si è arrivati al numero: «Il governo chiede e ottiene 1.500 dipendenti in più rispetto ai 8.500 circa proposti dalla cordata aggiudicataria del bando, salvo poi dimenticarsi di negoziare sulle condizioni per arrivare a 10mila». Risultato: lo scorso fine settimana è arrivata la lettera con i dettagli del piano industriale ed è scoppiato il caos. 


L’ultima stoccata di Salini è per il Jobs Act, che l’azienda vorrebbe utilizzare per le nuove assunzioni Ilva: «Pochi giorni fa il governo ha presentato mirabolanti dati dell'occupazione: peccato non siano frutto del Jobs Act come vorrebbe farci credere, ma della legge Fornero. Non si tratta di giovani assunti ma di persone che vanno in pensione più tardi». (Luca Piacentini)

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