CREMA - Nel 2019 a Crema c’è ancora chi parcheggia l’auto nel posto riservato alle persone con disabilità. Beatrice Schacher, mamma di Lilou, bambina con autismo, non ci sta. E prova a raccontare quanto un piccolo gesto possa fare la differenza nella vita delle persone con disabilità. Ecco il testo integrale della lettera:

 

“Gentilissimi,

mi chiamo Beatrice. Sono mamma di Leone e Lilou.

Crescere un figlio è una sfida. Una sfida avvincente e complicata, che nel tempo mi ha permesso di scoprire una forza che non pensavo di avere. Di mettermi in discussione, fermarmi e ripartire. Sempre con il sorriso sulle labbra. Nonostante la paura. Nonostante l’autismo.

Sono una mamma che ha imparato a fare pace con se stessa. A perdonarsi. E a perdonare. L’indifferenza, l’ignoranza e il disinteresse che il mondo riserva a Lilou. Lilou non parla, ma si esprime. Lilou cammina, ma non è autonoma. Può usufruire dei parcheggi riservati alle persone con disabilità, che spesso, però, sono occupati da normodotati.

Lilou è autistica. Per questo gode di agevolazioni e diritti riconosciuti in Italia alle persone con disabilità. Almeno sulla carta. Perché poi, davanti a scuola, non passa giorno che i suoi diritti non siano violati, nonostante i sorrisi, gli occhi pieni di compassione e le parole colme di pietismo.

Crescere un figlio è una sfida. Per tutti. Condivido con voi la gioia per un successo ed il dolore per un fallimento. Ma i miei successi sono diversi dai vostri. Quando l’autismo si è fatto spazio nella mia vita, mi ha imposto di rivedere gli obiettivi. Oggi ho imparato ad apprezzare uno scarabocchio, come fosse un’opera d’arte. Un abbraccio come fosse la migliore manifestazione d’amore. Perché ho capito che lo sono davvero. Oggi so che in quello scarabocchio c’è un mondo che merita di essere compreso. In quell’abbraccio, tutto l’amore che una persona autistica può. Nonostante il desiderio di isolarsi, di fare silenzio, di fuggire.

Non gioisco per una vittoria su un campo da calcio, ma per un passo in più verso l’autonomia. Verso la piena inclusione sociale delle persone con disabilità. Includere, per me, significa prima di tutto comprendere che la diversità non è né una disgrazia, né un dono, ma una condizione. E la scelta di consentire a tutti di essere liberamente se stessi nel rispetto delle proprie peculiarità è solo nostra. Una scelta consapevole, che risiede anche nel semplicissimo gesto di non occupare il posto auto destinato alle persone diversamente abili.

Da qualche anno, cerco di perseguire l’integrazione sociale attraverso l’associazione “Mai Stati Sulla Luna? Onlus”, di cui sono presidente, che si occupa di realizzare progetti inclusivi per bambini autistici o con disabilità cognitive medio – grave. Ma per fare la differenza nella vita di una persona disabile basterebbe poco. Basterebbe lasciare libero il passaggio, sorridere senza compatire, capire senza giudicare. Basterebbe poco per essere umani.

Un caro saluto,

Beatrice Schacher”

 

Gloria Giavaldi   

 

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