Il Pil sale oltre le previsioni segnando secondo Bankitalia un più 1,4% invece dello 0,9% per il 2017, ma i giovani non beneficiano di una crescita che non è in grado di produrre effetti positivi sul versante dell’occupazione.

Un quadro desolante che smentisce la leggenda renziana di un milione di posti di lavoro creati grazie al Jobs Act. E’ questa la narrazione che, dopo i mille giorni di governo, il segretario del Pd ha continuato a raccontare agli italiani per qualificarsi stabilmente come uno statista autentico e capace di risolvere i mali atavici del Paese.

Un scenario idilliaco che a fatica stava in  piedi quando Renzi era a Palazzo Chigi e non esitava a fare tabula rasa dei dati Istat e Inps. Qualunque fosse la fonte, per quanto certa e autorevole, se i numeri non garantivano sufficiente copertura alle proprie tesi l’ex presidente del consiglio entrava a gamba tesa.

Renzi ci ha abituato ad una permanente querelle in merito a cifre e relazioni che ora, lasciato lo scranno della Presidenza del Consiglio, rivela tutta la sua assurdità. Ma almeno oggi gli italiani possono accertare, senza subire manipolazioni o distrazioni, le reali condizioni del mercato del lavoro. E possono scoprire che, soprattutto per ciò che riguarda la popolazione giovanile, vantiamo alcuni dei dati peggiori a livello continentale.

A differenza di quanto ha sempre propagandato Renzi, infatti, non solo non godiamo di primati ma siamo pure tra gli ultimi. Secondo l’indagine europea Esde 2017 pubblicata dalla Commissione, in Italia, un giovane su cinque non ha né cerca un lavoro o è inserito in un percorso di studio e formazione. I Neet (not engaged in education, employment or training) rappresentano quasi il 20%, pari al doppio rispetto alla media dei Paesi UE. Sempre nella stessa fascia la disoccupazione relativa al 2016 è stata del 37,8%, migliorando rispetto al 40,3% del 2015 ma rimediando un indegno terzo posto dopo l’agonizzante Grecia e la malandata Spagna.

In Italia, inoltre, spopolano i contratti precari, il numero dei lavoratori che ricorrono alla partita Iva è più elevato a testimonianza di un mercato del lavoro che fatica a garantire assunzioni stabili, gli stipendi sono più bassi con il risultato che i giovani rimangono più a lungo nel nucleo famigliare d’origine. La panoramica è sconfortante e spiega le conseguenze demografiche nel lungo termine come la natalità ridotta a zero. Un elemento drammatico che si inserisce dentro una tendenza dove il lavoro femminile registra un gap negativo di 20 punti mentre le persone che vivono in una situazione di povertà estrema, lo scorso anno, sono aumentate di numero. Unico caso nella UE insieme a Estonia e Romania.

L’indigenza assoluta, nel Paese dei sogni di Renzi, colpisce 1,6 milioni di famiglie e quasi 5 milioni di persone. Eppure a sentire il titolare del Nazareno va tutto bene. Grazie a lui, a Renzi, naturalmente. A quello che ha fatto quando era a capo del governo. E che non è nulla rispetto a quello che ha in mente di fare quando tornerà a Palazzo Chigi. Speriamo mai, vista l'eredità che ci ha lasciato, o il più tardi possibile. (Roberto Bettinelli)

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