CREMONA - L’inceneritore di Cremona ha ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale fino al 2029. E’ questa, messa nero su bianco dalla conferenza dei servizi di mercoledì scorso, una delle poche certezze rimaste ai cittadini cremonesi al termine di una settimana convulsa, dove ha tenuto banco il futuro dell’impianto, oggetto di una durissima polemica politica.

Ad innescare le reazioni dell’opposizione, scatenando una vera e propria bufera sulla giunta di centrosinistra, la nota con cui LGH si dice pronta a valutare l’ipotesi di spegnere l’impianto al 2024. Uno studio per capire «quali soluzioni tecnologiche, industriali ed organizzative» «consentano l’individuazione di un percorso sostenibile di dismissione dell’attività di termovalorizzazione al 2024 rispetto alla nuova prevista durata dell'autorizzazione (2029). Questa ipotesi - prosegue la nota - dovrà essere compatibile con gli scenari di efficientamento del sistema di gestione dei rifiuti, del recupero energetico e del potenziamento del teleriscaldamento di Cremona».

Inevitabili le opposte prese di posizione. A suonare la carica la minoranza, con Fasani che sottolinea la «figuraccia del sindaco Galimberti», Ventura che parla di «Professore portatore di mere illusioni» e Malvezzi che affonda il colpo contro il PD regionale dopo la bocciatura di una «mozione della sinistra inutile, strumentale e ipocrita» e stigmatizza lo stallo del PD. 

Proprio il PD fa invece quadrato attorno al sindaco, va in soccorso del primo cittadino schierando il segretario Piloni e il vicesegretario Virgilio, per cui «un rinnovo tecnico previsto per legge» «non preclude scelte che riguardano il futuro dell’impianto e la prospettiva della costruzione di alternative», mentre in Regione il consigliere Alloni critica il centrodestra bollandolo di incoerenza dopo la bocciatura della mozione. 

Lo scontro politico al veleno riporta a galla una verità, tanto semplice quanto evidente: a tre anni da quanto è stata lanciata, la promessa di chiudere l’inceneritore di Cremona fatta pubblicamente dal sindaco Galimberti è rimasta lettera morta. Un caso clamoroso di impegno elettorale non mantenuto. 

Un errore grossolano che a Cremona, nonostante il tentativo di minimizzare da parte degli esponenti PD, pesa come un macigno sul futuro politico del centrosinistra in generale e del primo cittadino in particolare, che nel 2014 si è speso pubblicamente azzardando anche una tempistica precisa.

I tre anni promessi, però, sono passati, il 2017 è arrivato e l’inceneritore continua bruciare rifiuti, ha le carte in regola per funzionare un’altra decina d’anni e, al netto di scenari imprevedibili, quando si tornerà alle urne nel 2019, sarà ancora lì, acceso, col rischio di diventare, proprio per la promessa disattesa, il vero tallone d’Achille di Galimberti in un eventuale tentativo di rielezione. (Luca Piacentini)

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