Va in scena lo spettacolo delle ‘magliette rosse’. L’attesa e sterile liturgia di chi non vuole interrompere le morti in mare. Una reazione dopo i successi di Salvini doveva esserci. E c’è stata. All'insegna del mite cinismo di chi, dietro ai motivi di una battaglia ideale, si dimentica del 'dopo' e delle conseguenze. Quanta inconcludenza c’è nei gesti e nelle parole di chi non si preoccupa degli esiti di un sentimentalismo che, applicato all'emergenza degli sbarchi, è destinato a gravare sulle spalle di una nazione dove più di 500mila immigrati sono costretti a vivere senza lavoro e prospettive, bivaccando agli incroci delle strade o davanti ai parcometri, nutrendo il triste esercito del micro crimine e ingrossando le fila del lavoro nero nelle campagne, mettendo in soggezione gli italiani più fragili a partire dagli anziani che, per questo motivo, sono ben lieti di abboccare all’amo dei populisti e dei sovranisti.

Libera, Arci, Anpi oltre ad una serie di artisti ed esponenti del mondo della sinistra. Tutti pronti ad inneggiare al ruolo salvifico delle Ong e ad indossare la t-shirt rossa che è diventata il simbolo dei bambini morti in mare. In prima fila il solito Roberto Saviano al quale non sembra vero di partecipare all’ennesima manifestazione anti Salvini. Lo scenario è umanamente ampio ed eterogeneo anche se politicamente ristretto. Naif, ingenui, ma anche tanti elegantoni ed esperti da salotto di una materia attraente come è quella dei diritti umani. La sinistra nostalgica, la sinistra revolté, la sinistra istituzionale e naturalmente l’immancabile sinistra radical chic che presenzia con cura e ostinazione quando alle azioni reali e concrete vengono preferite icone e foto sui giornali. Tutti che sparano addosso a Salvini, quel ‘fascista di ministro’ che può avere tanti difetti e avere commesso tanti errori, ma di certo non quello di aver accettato passivamente la prassi di un’Europa menefreghista e opportunista.

Meno partenze e meno morti. Più partenze e più morti. Ergo: ridurre al minimo le partenze per salvare vite umane. Non fa una piega il credo del Trump italico che ai testimonial della campagna delle ‘magliette rosse’ suona come un atto di indicibile barbarie. Per i modelli e le modelle delle t-shirt rosse è meglio accogliere unilateralmente, senza merito e responsabilità, incentivando a più non posso le partenze e fingendo che l’occidente abbia ancora le forze morali e materiali per diventare la terra promessa.

Meglio bollare di razzismo chi non decide di quietare la coscienza aprendo porti, città, periferie e galere a chi non ha uno straccio di futuro in Italia. Meglio farli partire, profughi e no, tanto qualcuno ci penserà a salvarli e a dar loro una garanzia per il domani. Che prendano il largo con i loro barconi scassati ed i gommoni già sgonfi alla riva. Se poi moriranno, bè, i seguaci del mite cinismo di inizio millennio hanno la risposta pronta. Colpa di Salvini e dei fascisti come lui. (Roberto Bettinelli)

 

 

 

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