In casa PD stanno già suonando le sirene della campagna elettorale. Così almeno sembra leggendo le ultime uscite trionfalistiche in casa dem sulla ripresa (presunta) dell’occupazione. Un atteggiamento che sembra aver contagiato un po’ tutti, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, fino al segretario PD Matteo Renzi che, riferendosi ai dati Istat di agosto, tra tweet e dichiarazioni pubbliche, non perdono l’occasione per rivendicare i meriti (altrettanto presunti) del Jobs Act. 


 
L’impressione è che dietro le quinte si stia agitando la macchina della propaganda, pronta a piegare numeri e grafici a scopi elettorali. Uno sguardo attento ai dati infatti mette in luce una realtà amara e ben diversa da quella edulcorata che gli esponenti democratici tentano di dipingere. 

 

Si parla di una crescita di 36mila occupati, a fronte di un calo contestuale dei disoccupati pari a 42mila unità. Tasso generale di disoccupazione giù all’11,2% (- 0,4% rispetto a dodici mesi prima) mentre la disoccupazione giovanile passa al 35,1% (rispetto a 37,3%). 

 

A togliere il velo dell’ipocrisia e a leggere i numeri per quello che sono è anzitutto l’opposizione, in particolare Forza Italia, che stigmatizza la portata ridotta di quella che viene spacciata come ‘ripresa’ del mercato del lavoro ma che in realtà riguarda sostanzialmente precari e non giovani. 

 

Difficile dare torto agli azzurri: la crescita non interessa la classe di età 35-49 anni, «riguarda - scrive l'Istat - i lavoratori dipendenti (+417 mila, di cui +350 mila a termine e +66 mila permanenti)» mentre «a crescere sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+354 mila)».

 

Il presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi è denuncia un mercato del lavoro «rattrappito». Sul blog dell’Associazione amici di Marco Biagi parla infatti di «ripresina trainata dalla domanda estera del commercio globale e del turismo», sottolinea che resta il gap «con i principali Paesi europei» mentre «declinano gli uomini, gli occupati tra 34 e 49 anni con carichi familiari». 

 

Non solo: «prosegue l'invecchiamento dell'occupazione - rileva l’ex ministro del Lavoro - la difficoltà dei giovani ad un precoce inserimento. Il mercato del lavoro italiano continua a soffrire di rigidità regolatorie, elevati oneri fiscali, insufficienti e inefficaci investimenti educativi e formativi. Esso rimane quindi rattrappito». 

 

In un’analisi apparsa su Panorama il presidente del centro studi Impresa lavoro Massimo Blasoni afferma che «se distinguiamo per classi d’età, ci accorgiamo che in Italia si registrano ancora oggi forti variazioni negative relativamente al numero degli occupati più giovani mentre si ha un incremento principalmente tra gli over 50». 

 

Impietoso il paragone con l’UE: «Il nostro tasso di occupazione, cioè il numero di persone che effettivamente lavorano, non supera il 58%: uno dei più bassi in Europa, dieci punti sotto la media». (Luca Piacentini)

COMMENTI

Per commentare devi essere registrato. Clicca qui per registrarti.

Non ci sono commenti per questo articolo.