No alle trivellazioni e, soprattutto, no alla Tav mentre il premier Conte sbarra la strada a Salvini sui migranti. Il governo è entrato in una fase di fibrillazione con i due partiti di maggioranza che si scontrano sulle principali partite. Una difficoltà prevedibile, oggettiva e che viene a cadere in un momento in cui l’Istat ha registrato un pericoloso calo della produzione industriale su base annua.

L’esecutivo guidato da Lega e 5 Stelle deve, al momento, affrontare due crisi di non facile soluzione. Una schiettamente politica come dimostra peraltro lo slittamento del consiglio dei ministri che doveva occuparsi del reddito di cittadinanza e di quota 100. I saldi di spesa sono ancora in fase di discussione ma non c’è solo questo. Salvini, abbandonato dagli alleati sulla vicenda della nave Sea Watch, ha inaugurato la linea dura. Alla quale i pentastellati hanno risposto prontamente mettendo in forse l’iter parlamentare sulla legittima difesa.

Ma il vero punto nodale resta la distanza siderale in materia economica. I 5 Stelle hanno bocciato una volta per tutte la Tav. La linea dell’alta velocità Lione – Torino, voluta fortemente dalle imprese e dai governatori leghisti del Nord, non ha superato l’analisi del rapporto tra costi e benefici della commissione che fa capo al ministro grillino Toninelli. Stessa sorte per le trivellazioni nello Ionio. Anche qui il M5S ha eretto una barriera insormontabile per far dimenticare l’onta del sì alla realizzazione del gasdotto della Tap e la mancata riqualificazione dell’Ilva.

La Tav è una infrastruttura strategica che connette l’Italia settentrionale al cuore dell’Europa più produttiva. Un cantiere che costa 8,6 miliardi, per il 40% finanziati da Bruxelles, e che ha il merito di generare oltre tre euro e mezzo di Pil per ogni euro investito con tutto ciò che ne consegue sul fronte della crescita dell’indotto, della competitività tecnologica delle aziende che partecipano al progetto, del miglioramento della mobilità nazionale e del rilancio dell’occupazione. Tutti benefici che Di Maio non vede a differenza di Salvini costretto a fare i conti con le rivendicazioni della propria base elettorale. E così mentre il professor Marco Ponti, presidente della commissione richiesta dal ministro Toninelli, ha dichiarato che i soldi della Tav potrebbero essere utilizzati per accogliere i migranti, il leader della Lega ha già aperto alla proposta del governatore piemontese dem Chiamparino che ha manifestato l’idea di indire un referendum sulla grande opera. E non solo: il Carroccio sarà nuovamente in piazza con le 'madamin' torinesi per manifestare, insieme ad altri partiti di centrodestra a partire da Forza Italia, il proprio appoggio al cantiere dell'alta velocità. 

Si profila dunque all’orizzonte uno strano patto tra Pd e Lega che, dagli esponenti del populismo nostrano, potrebbe essere definito un inciucio ma che in realtà è solo il frutto del buon senso per salvaguardare un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del paese. D'altronde la partita è ancora aperta, considerata la presenza di penali rilevanti qualora il governo italiano decidesse di non ultimare la Tav, anche se è evidente che l’ecologismo dei 5 Stelle si sta concretizzando in un atteggiamento anti industriale e ideologico come ha già dimostrato lo stop imposto alle trivellazioni. Individuare nuovi giacimenti di petrolio e metano, fino a prova contraria, resta l'unico modo per ridurre il deficit energetico italiano colmando una carenza pesantissima che obbliga le nostre aziende a sostenere costi molto più alti rispetto ai competitor stranieri.

Dire no alle trivellazioni e alla Tav come fanno i 5 Stelle, proprio nel momento in cui l’economia nazionale si prepara a vivere un periodo di rinnovata difficoltà, è il sintomo di una tattica miope e succube dalla logica del consenso. Una tattica che Salvini e la Lega non possono accettare se non vogliono perdere la fiducia della parte più avanzata e dinamica della nazione condannando l’economia nazionale ad una progressiva paralisi. (Roberto Bettinelli)

 

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