Ama la roccia, l’arrampicata, la sfida. Scala montagne, barriere ed ostacoli. E vince. Alessia Refolo, bancaria 28enne di Ivrea, in provincia di Torino, indossa con orgoglio le medaglie conquistate in vetta e sorride alla vita. Alla sua vita, “al di là del buio”. «Vivo al buio, ma vivo a pieni polmoni. Sono sempre stata una persona molto attiva e creativa» racconta. «Forse perché, sin da piccola, i miei genitori mi hanno insegnato a non arrendermi. Anzi, ad insistere fino a superare i miei limiti».

Oggi, Alessia, ricorda con piacere le giornate condivise con il papà a cavallo o sui pattini. Nonostante il buio, oltre il buio. Quello che si è fatto spazio nella sua vita a piccoli passi e in sordina. «All’età di diciotto mesi – spiega – mi è stato diagnosticato un tumore infantile, il neuroblastoma. Mi sono curata, ma i farmaci mi hanno portato via la vista». Poco per volta, ma senza preavviso. «La situazione non è mai stata chiara, sia io che i miei genitori l’abbiamo scoperta solo vivendo, passando dalla cecità parziale, alla cecità assoluta. Ma sempre con l’idea che avrei comunque potuto fare tutto. Anche se in modo diverso».

Con l’aiuto di un tratto pen e di un leggio, prima. Con il Braille, un registratore ed il bastone bianco, poi. «Alle scuole elementari, indossando gli occhiali, distinguevo le scritte fatte con il tratto pen. Usavo un leggio che mio padre mi aveva costruito e me la cavavo. Sapevo di avere qualche problema di vista, nulla di più». E neanche nulla di meno. «Ad un certo punto, tutta la classe scelse di imparare il Braille, anche se tutti sapevano che l’unica che l’avrebbe poi realmente impiegato sarei stata io. Ma andava bene così, la differenza esisteva, anche se non pesava».

Alessia cresceva, continuava a camminare, seminava sorrisi e raccoglieva meraviglia. Dalla famiglia, dagli amici. E dallo sport. «Lo sport è fantastico. L’ho scoperto per gioco, perché non sono mai stata una persona statica, ma credo non me ne separerò più. Nel tempo ho cavalcato, sciato, danzato, esplorato i fondali marini e mi sono sentita davvero viva, libera ed indipendente. Grazie alla pratica sportiva ho allenato corpo e mente, mi sono messa alla prova ed ho capito che avrei potuto davvero superare tutto».

Anche il buio, che stava, nel frattempo, prendendo il largo nella sua vita. «Alle superiori non mi affidavo più agli occhi, non perché avessi prove certe che ero diventata totalmente cieca, ma perché l’ausilio del bastone bianco e del registratore vocale mi dava sicurezza e mi conferiva le stesse opportunità dei vedenti». Occasioni normali, colte con la voglia di mordere la vita e trasformate in piccole, grandi, conquiste quotidiane, raggiunte con una naturalezza disarmante, capace di infastidire gli altri. «Alle superiori i miei modi “alternativi” di studiare ed i brillanti risultati che raggiungevo non piacevano ad alcuni compagni. Lì ho conosciuto l’infelicità. Degli altri, si intende. Ed ho capito che volevo una vita diversa. Fatta di sorrisi, dubbi posti, affrontati e risolti, sogni inseguiti e realizzati. Perché “Se vuoi, puoi”».

Lo pensa da sempre, lo racconta da anni, lo scrive da poco. Ma, prima di tutto, lo dimostra scalando montagne e conquistando vette. «Mi sono avvicinata al mondo dell’arrampicata grazie alla campionessa paralimpica di sci alpino Silvia Parente, che, appassionata d’arrampicata, mi ha introdotto in questo mondo lasciandomi una grande incombenza: “Ti consegno le mie scarpette. Ora tocca a te, vai e vinci” mi ha detto, poco prima di abbandonare il paraclimb». E così Alessia ha fatto. Conquistato il titolo di Campionessa Mondiale di Arrampicata Sportiva nel 2014 in Spagna ha fatto ripartire la sua vita. Proprio da lì. Da quella vetta raggiunta, da quella sfida vinta. Contro gli altri, ma, prima di tutto, contro se stessa. «Di quella vittoria ricordo i sorrisi, gli abbracci, le grandi emozioni che mi porto dentro. Oltre i trionfi, però, per me l’arrampicata sarà sempre sinonimo di sfida. Quando mi arrampico, mi metto in gioco e supero le mie paure. E, se vinco, capisco che davvero ce l’ho fatta».

Alessia ama la lentezza, il caldo e, sulla roccia, si sente a casa. Ma non disdegna nemmeno l’acqua. Avvicinatasi alla disciplina dello sci nautico paralimpico grazie al pluricampione mondiale Daniele Cassioli, nel 2018, in Francia, ha vinto il titolo europeo. «Sono freddolosa, ma amo essere libera. Per questo, ho scelto di fare sci nautico. Amo la calma piatta del lago. Sugli sci ho la consapevolezza di non avere alcun ostacolo davanti a me, posso avanzare senza paura». Scia, assapora libertà, sbaglia, cade e si rialza. «L’acqua non giudica, dona la libertà di commettere errori, cadere e rialzarsi».

Tutto, però, dipende dalla nostra volontà. Alessia lo ha cominciato a sussurrare da piccola, per poi raccontarlo nelle scuole, nelle università, nelle grandi città e nei paesi, come testimonial del Lions Club Ivrea, dell’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma e dell’AVIS della sua città. E, ora lo ha messo su carta. “Se vuoi, puoi. Una vita al di là del buio” edita da Hever, è l’autobiografia romanzata in cui Alessia racconta se stessa attribuendo pezzi di lei alle persone a lei care. «La mia è una scelta stilistica insolita, me ne rendo conto. L’ho compiuta perché odio le classiche autobiografie. Ho, quindi, preferito raccontare la mia storia attraverso le azioni delle persone a me care, anche introducendo nella narrazione sogni per i quali ancora mi sto adoperando» ammette. E sorride. Ma è uno di quei sorrisi carichi di consapevolezza. Perché, pur animata dal desiderio di sognare in grande, Alessia sa dove tornare per riconoscersi davvero ed essere felice di ciò che oggi ha costruito. «Il libro è un viaggio che inizia nel 2014 con il Campionato Mondiale in Spagna e termina con una scalata lunga e difficile». Nel mezzo, ci sono sogni, amori senza tempo, istanti di vita quotidiana, venti contrari, medaglie, successi e fallimenti. Nel mezzo, c’è Alessia, con il desiderio di dire che, al di là del buio, esiste una vita. La sua.   

 

Gloria Giavaldi

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