Il governo giallo-rosso, tra gli ultimatum di Di Maio e la paziente quanto abile opera di costruzione del Pd, procede utilizzando i tempi rallentati e prudenti di una navigazione a vista.

Accettato il Conte bis, i dem faticano a giustificare il sì alla presenza del principale tessitore dell’alleanza grillina con Salvini. D’altro canto i 5 Stelle trovano indigesta l’esclusione del loro capo politico dal nuovo esecutivo. Di Maio è certamente un nodo che complica la trattativa, e non di poco, dal momento che la sua assenza dalla squadra di Conte rappresenterebbe per il delfino di Grillo una sconfitta su tutta la linea mentre per i democratici di Zingaretti, arrivati a questa tappa del percorso, risulta prioritaria la necessità di stabilire una svolta rispetto alla fase giallo-verde.

Ma si tratta di schermaglie coreografiche e simboliche che non possono decretare il fallimento del Conte bis che, al di là delle critiche e delle repliche, può essere determinato unicamente da uno scontro successivo, come è accaduto tra i grillini e i leghisti, incentrato sulle azioni e sul programma politico.

Ma su questo punto le due compagini possono beneficiare di una maggiore e più lineare comunanza di interessi e di tematiche rispetto alla ben più innaturale coabitazione 5 Stelle-Lega.

Il governo è cosa fatta, come si affrettano a dire i colonnelli dei partiti che sono in procinto di fondare una nuova maggioranza, né potrebbe essere diversamente in quanto i grillini non hanno nessuna convenienza ad andare al voto mentre i dem hanno colto al volo l’insperata e inspiegabile occasione offerta dall’ex vice premier Matteo Salvini. Questo, è indubbio, sembra aver scatenato una crisi senza calcolare tutti i rischi annessi e connessi rimanendo insensibile ai richiami di chi, anche tra i collaboratori più stretti e autorevoli, chiedeva una maggiore cautela.

Sono inutili, oggi, le critiche al presidente Mattarella che ha il compito costituzionale di verificare coalizioni alternative in parlamento: se ci sono è suo dovere procedere e affidare l’incarico a chi gode della maggiori chance per aggregare le forze interessate a dare vita al nuovo governo. 

Ora Di Maio, una volta sdoganato dal Pd, è pronto a rimanere nel perimetro dell’esecutivo guidato da Conte mentre i dem hanno tutto il tempo di riqualificarsi agli occhi dell’elettorato come un partito di sinistra superando il centrismo renziano.

Il centrodestra si trova inopinatamente all’opposizione. Un punto di approdo che ha spiazzato gli italiani, che ormai si sono abituati a tutto sul fronte politico anche se a quanto pare, e i fatti odierni lo rivelano in modo inequivocabile, c’è sempre qualcosa di inaspettato da attendersi. E da imparare.

Roberto Bettinelli 

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