Lui è paffuto, lei è magra. Lui è calmo e pacato, lei è esagitata. Lui a fare la doccia ci impiega più di due ore, lei lo aspetta. Lui sogna di diventare famoso, lei lo conduce sui palchi più importanti. Lui ha la Sindrome di Asperger, lei no. Damiano e Margherita Tercon, 37 e 29 anni, sono diversi e lo raccontano senza filtri, a suon di risate.

«Mio fratello – spiega Margherita – è autistico. Ma a me è sempre andato bene così. L’ho sempre visto come il fratello maggiore. Non ho mai pensato che il suo modo di essere fosse diverso. Al contrario, da piccola faticavo a comprendere il modo che gli altri avevano di rapportarsi con lui. Non capivo, ad esempio, perché a scuola gli rompessero il naso. Damiano per me è sempre stato un esempio. E continua ad esserlo soprattutto oggi, quando, davanti a migliaia di persone resta calmo, mentre io non so più da che parte girarmi. Lo stimo e, quando posso, lo imito anche».

Poche parole, che spiegano una vita fatta di autismo, ostacoli aggirati, storie raccontate e risate strappate. E che nascondono un sogno, di cui, però Damiano non fa mistero: «Io voglio diventare famoso e mia sorella Margherita mi aiuta. Mi hanno detto che per avere successo servono agenti e manager. Ecco, io conto su di lei». Margherita per Damiano è una sorella tuttofare. Un po’ regista ed agente, un po' attrice e confidente, è davvero una compagna fedele con cui condividere la vita: «Il mio rapporto con Margherita è ottimo, per non dire perfetto. Le nostre avventure sono davvero esilaranti, insieme a lei mi diverto tantissimo».

Anche in barba all’autismo, che lo vorrebbe, ancora oggi, nell’immaginario collettivo, racchiuso in una bolla: «Sono stato riconosciuto autistico solo nel 2005, all’età di 23 anni, ma, anche se mi fosse stata formulata la diagnosi da piccolo, la mia vita non sarebbe cambiata. Sarei comunque uscito all’aria aperta e sarei comunque andato alle feste di compleanno perché i miei genitori mi hanno insegnato a vivere una vita normale». Damiano oggi ha la patente e lavora. Prova così a conquistare, a piccoli passi, la sua autonomia. Oltre i pregiudizi di chi crede che per gli autistici sia solo un miraggio. «I disturbi dello spettro autistico – spiega Margherita – sono diversi e di gradi differenti, quindi, evidentemente, il grado di indipendenza che una persona può conquistare dipende anche da quello, tuttavia credo che oggi manchi della consapevolezza, tanto tra i normodotati, quanto tra i disabili e le loro famiglie. Spesso si tende a proteggere eccessivamente i ragazzi con autismo, impedendo loro di fare esperienze e di entrare in contatto con il mondo. E questa è una grave perdita per tutti. Io e Damiano proviamo a raccontare che la nostra è una quotidianità diversa, con ritmi più lenti, ma che, in fondo, se la si guarda da un altro punto di vista, è anche divertente.  Del resto, mentre Damiano si insapona alla perfezione nelle due ore che è rinchiuso in bagno, io ho imparato a fare molte altre cose». Tra cui, ad esempio, a ridere di tutto. Anche della disabilità. «Quando si parla di disabili, la cosa più semplice da fare è incupirsi e nascondersi dietro ad un velo di compassione. L’ironia, invece, aiuta a concepire la tematica in modo diverso e a renderla davvero più accessibile a tutti. Anche a chi non la vive direttamente sulla pelle».

Damiano e Margherita ridono, si divertono e fanno colpo, mostrandosi per come sono realmente. Ma la loro attività è stata tutta una scoperta: «Quando siamo sbarcati sul web – raccontano – non avevamo come obiettivo quello di raccontare la disabilità». Dopo una laurea in filosofia alla Sorbonne di Parigi, Margherita aveva cominciato a fare dei video su internet. Poi, complice il pressante desiderio di Damiano di «diventare famoso», hanno unito le forze, raccontandosi a vicenda, ed eccoli qua. In breve, i video hanno avuto successo, fino alla grande occasione di approdare sul palco di “Italia’s Got Talent”, dove l’ironia e l’autoironia l’hanno davvero fatta da padrone, conquistando anche la rigidità dei giudici: «Mia sorella mi rompe le balle – ha intonato Damiano –  dice che deve far tutto lei». Si erano presentati per cantare «un’aria di Mozart», ma hanno incassato applausi e successo portando su TV8 la voglia di ripensare le diverse abilità.

Ad “Italia’s Got Talent”, infatti, Damiano non ha fatto altro che cantare, inseguendo il sogno di diventare un grande cantante lirico. «Quando ero piccolo, qualcuno disse: “Se non esistesse la musica, Damiano piangerebbe”. All’epoca non capii il senso di questa affermazione, ma oggi posso dire che è vero. La musica mi aiuta a comunicare, a trasformare la tristezza in felicità e la mia disillusione in sogno». Un sogno che, tra l’altro, oggi è diventato realtà: «Oggi faccio parte del Coro Lirico Città di Rimini Amintore Galli» ammette con grande soddisfazione.

Un traguardo, questo, coltivato nel tempo, in compagnia dell’unica amica che non l’hai mai abbandonato, nemmeno negli istanti più bui: la musica. «Alle superiori sono stato vittima di bullismo. I compagni mi prendevano a calci e pugni o mi deridevano e nessuno interveniva per fermarli. Ho vissuto momenti davvero complicati, ma la musica è sempre stata un modo per scacciare i brutti pensieri». E per puntare in alto. Fino alle stelle. «Ho imparato a spendermi per realizzare un sogno perché credo che nessuno abbia il diritto di ostacolare i nostri desideri o di definirci inferiori». Poi, per un attimo, ripensa a se stesso: «Da piccolo ero consapevole di avere delle particolarità. Oggi credo di essere come tutti gli altri, anche se con un carattere speciale». E non è il solo a pensarlo: «Damiano dà forza e coraggio, si spende all’inverosimile per il conseguimento di un obiettivo. Stare con lui mi insegna davvero a non arrendermi mai» gli fa eco Margherita.

Calci, pugni ed insulti, dunque, non sono valsi a nulla. La voglia di vivere ed affermarsi di Damiano ha avuto la meglio: «Consiglierei ai bulli di smetterla di fare i bulli, di aprire il cuore e di stringere amicizia con la diversità. Perché tutti si meritano un amico in più».

Guarda al futuro con positività, Damiano. La stessa che ha contagiato anche sua sorella Margherita, nonostante la situazione attuale non sia poi così promettente: «L’autismo adulto sembra essere dimenticato dal mondo. Damiano oggi è sostenuto dalla nostra famiglia, perché ciò che guadagna con il lavoro non basta a renderlo autonomo. In futuro sarò certamente io ad occuparmi di lui, magari vivendo insieme a lui e al mio ragazzo, ma guidandolo piano piano verso una completa autonomia. Tuttavia, credo che il sistema non debba restare immobile. Spero qualcosa cambi al più presto per assicurare a tutti un futuro diverso dal deserto in cui oggi l’autismo adulto desta».   

 

Gloria Giavaldi

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