La nascita del nuovo partito di Matteo Salvini, costretto ad archiviare la Lega Nord di bossiana memoria qualora dovesse concretizzarsi il pericolo di una sentenza ostile del Tribunale del Riesame di Genova, agita le acque fin troppo movimentate della politica nazionale.

La mossa del leader dell'ex Carroccio appare inevitabile. L’ha spiegato bene uno dei principali mentori della politica leghista, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti, che da giorni ripete come non sia possibile fare politica senza soldi. Il sequestro dei conti correnti intestati alla Lega dopo la condanna per truffa ai danni dello Stato del fondatore Bossi e dell’ex tesoriere Belsito ammonta a quasi 49 milioni di euro. Un verdetto in linea con quanto richiesto dalla procura genovese porterebbe alla paralisi completa dell’attività politica: niente soldi, dunque, per pagare gli affitti delle sedi, i consulenti, il materiale destinato alla propaganda e soprattutto la campagna per le prossime elezioni europee che si prevede molto onerosa come ogni competizione elettorale che si rispetti.

Insomma, Salvini non potrebbe fare altrimenti dal momento che la Lega si troverebbe a non avere i soldi per gestire l'ordinario non solo per il periodo in corso ma per i prossimi decenni. Da qui l’idea di azzerare tutto e di ripartire con un soggetto nuovo che non sarebbe obbligato ad accollarsi gli impegni della Lega-Padania costruita all’inizio degli anni ’90 da Umberto Bossi.

Resta da capire per quale motivo una truffa come quella contestata a Bossi e a Belsito, quantificata in circa 300mila euro, possa dilatarsi al punto da esigere un rimborso di svariate decine di milioni di euro. Ma il punto della vicenda è che fra pochi giorni potrebbe vedere la luce, a seguito di una sentenza della magistratura, un nuovo attore politico guidato dal leader più apprezzato del momento. Salvini, infatti, ha letteralmente fatto esplodere i consensi della Lega portandola alla soglia del 30%, equiparandone la forza d’urto a quella del Movimento 5 Stelle anche se per alcuni autorevoli sondaggisti il sorpasso ai danni dei grillini si è già verificato. Un risultato egregio.

Ma è davvero possibile che una decisione della magistratura possa decretare la nascita o al contrario la morte di una formazione politica? L’impressione è che l’agire di una forza 'esogena' non possa provocare unilateralmente la sparizione o la comparsa di un nuovo contenitore elettorale, ma semmai rappresenti un contributo per svelarne appieno l'identità. Come è appunto il caso della Lega nazionale di Matteo Salvini che si è spinta troppo oltre rispetto alla Lega federalista di Bossi al punto da configurare una realtà completamente differente sul piano dei programmi e dei contenuti. Salvini ha smesso da tempo di parlare dell’indipendenza della Padania come ha smesso di fare riferimento alle presunte origini celtiche per calarsi appieno nella bontà di una retorica ispirata all’idea di nazione e di tutela degli italiani, abbandonando il verde regionalista per vestire il blu dei conservatori angloamericani. E’ cambiato il lessico della politica leghista e, insieme a questo, sono cambiati i campi semantici fondativi. Il partito che assolveva alla funzione di sindacato del nord non esiste più, sostituto da una visione nazionalpopolare che sembra fatta apposta per attecchire nelle regioni del centro e del sud, poggiandosi sul conflitto fra sovranismo ed europeismo.

Modificare geneticamente la Lega finora ha avuto successo. La stessa protesta degli industriali veneti contro la partecipazione della Lega al governo che ha varato il decreto dignità imposto dal grillino Di Maio, alla fine, non ha provocato uno scossone sul fronte del consenso. Nè l'hanno provocato le inchieste per il caso dei migranti trasportati sulla nave Diciotti e trattenuti a bordo per cinque giorni su ordine del ministro dell’Interno. La sentenza del Tribunale del Riesame di Genova non farà nascere proprio nulla. Semplicemente la nuova Lega esiste già, da tempo, e vale un terzo dell’elettorato. (Roberto Bettinelli)

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