I 5 Stelle stanno vivendo un momento molto critico. E non solo perché l’incoronazione di Luigi Di Maio è stata tutt’altro che indolore. La Giunta Raggi, che doveva garantire un albore di onestà e di efficienza alla città di Roma, agonizza fra indagini e avvisi di garanzia. Il sindaco capitolino, sul caso Marra, ha incassato un rinvio a giudizio per falso. Per non parlare della bocciatura del bilancio del comune che è stato giudicato irregolare per la seconda volta dal collegio dei revisori.

Ma più si allarga il tiro e più aumentano i problemi. In Sicilia la magistratura ha invalidato le ‘regionarie’ riabilitando il candidato uscito perdente dalle consultazioni. A Parma l’ex Pizzarotti ha dimostrato che l’appeal del movimento è tramontato e non perde occasione per contestare la deriva autoritaria dei pentastellati.

Infine il caso Berlusconi. Fra i 39 emendamenti presentati sul Rosatellum bis, la legge elettorale che sta faticosamente emergendo come il punto di compromesso dei partiti in parlamento a partire da Pd e Forza Italia, figura l'incandidabilità per il ‘capo politico’ soggetto ai divieti della legge Severino.

Recita la legge: «A pena di inammissibilità della lista non può essere indicato quale capo della forza politica ai fini della presente dichiarazione chi in base alle leggi vigenti al momento del deposito del programma elettorale non possa essere candidato e non possa comunque ricoprire la carica di deputato».

Ciò che sembra pleonastico rispetto a quanto prescritto dalla legge Severino è in realtà un mezzo per mettere definitivamente fuori gioco Silvio Berlusconi. Il fondatore di Forza Italia, che ha alle spalle una condanna definitiva, è in attesa del riesame da parte della corte europea dei diritti umani. E stando alle previsioni dovrebbe spuntarla. La modifica alla legge elettorale partorita dai 5 Stelle dichiara dunque come sia l’ex cavaliere il rivale più pericoloso. E dichiara altresì come debba essere abbattuto prima che inizi la sfida.

Un piano confermato da un’altra norma che interessa le coalizioni. Sapendo che il centrodestra funziona solamente con la logica delle maglie larghe, i grillini hanno chiesto maggiori vincoli sperando in una rottura tra Forza Italia e la Lega Nord. Salvini, infatti, non ha mai smesso di rivendicare una totale autonomia di azione nè riuscirebbe a sopportare una più stretta condivisione della leadership.

L’81enne Berlusconi terrorizza la giovane e confusa armata dei 5 Stelle. Di Maio, numeri alla mano, è certo che Renzi sia un avversario più malleabile come hanno dimostrato le recenti elezioni amministrative dove il Pd è stato sconfitto quasi ovunque grazie all’inedito asse fra l’elettorato grillino e conservatore. Escludere Berlusconi con una legge elettorale ad personam significa catalizzare il voto di Forza Italia sull’intero territorio nazionale. Significa, in poche parole, vincere la battaglia delle urne. E per farlo Di Maio, Fico, Di Battista non esitano a rinnegare i proclami di libertà, democrazia e uguaglianza rifiutando lo scontro alla pari. Si comportano come i rappresentanti del ceto politico che attaccano e deridono quotidianamente dimostrando di essere identici a coloro che, pur di non perdere la poltrona, sono disposti a ricorrere ad ogni strumento. Non fosse così Virginia Raggi, considerata l’indagine in corso a suo carico, avrebbe già rassegnato le dimissioni. Cosa che si è ben guardata dal fare, protetta da tutto l’entourage del partito. Grillo compreso.

Ma se è questo il comportamento che dobbiamo attenderci dai grillini, garantisti con i propri e autoritari con gli altri, c’è da chiedersi che cosa di nuovo abbiano portato nella scena politica italiana. (Roberto Bettinelli)

COMMENTI

Per commentare devi essere registrato. Clicca qui per registrarti.

Non ci sono commenti per questo articolo.