La violenza politica nasce dalla censura. Impedire la libera manifestazione delle idee significa marginalizzare gruppi e associazioni negandone l’esistenza, legittimando la contraddizione di una democrazia selettiva che esclude e silenzia alcuni invece di altri sulla base di meri pregiudizi ideologici. E’ questa la strada che è stata imboccata con la campagna elettorale renziana in corso, tutta incentrata sulla minaccia del ritorno del fascismo, ma che è rintracciabile fin dal provvedimento che porta il nome del deputato dem Emanuele Fiano destinato a inasprire inutilmente la già esistente legge Scelba contro l’apologia del fascismo.

Un Pd fragile, isolato e irreversibilmente avvitato nella spirale negativa del consenso, invece di interrogarsi sulle cause della propria crisi, non ha resistito alla tentazione di rispolverare la bandiera dell’antifascismo nell’illusione di siglare un’improbabile unità a sinistra. Ulteriori esempi sono rappresentati dai tanti episodi di ‘giunte democratiche’ che, a meno di un mese dal voto, hanno revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini oppure hanno deciso di non concedere gli spazi comunali o il suolo pubblico a chi non si dichiara antifascista.

Un atteggiamento miope e oscurantista che butta benzina sul fuoco alimentando lo scontro in un Paese dove la classe politica non ha la sufficiente credibilità per sedare l’esplosione della rabbia sociale. Le celebrazioni dei nostri governanti di una crescita maggiore del Pil rispetto alle attese non sono seguite, infatti, dai reali progressi di una situazione economica che è ancora alle prese con una disoccupazione dilagante soprattutto nella popolazione giovanile. La popolazione, cioè, che più è attratta dai messaggi di una politica muscolare quale è quella dei movimenti che presidiano le fasce estreme del panorama politico.

Stiamo assistendo ad aggressioni contro esponenti che si collocano ai poli opposti dello spettro politico: a Palermo è stato legato e picchiato il responsabile locale di Forza Nuova mentre a Perugia è stato ferito un militante di Potere al Popolo. Non si può dire che tutto questo sia da attribuire a iniziative come la legge Fiano ma una politica autenticamente moderata non può illudersi di attivare la censura in modo unidirezionale senza che sia il Paese a pagarne le conseguenze. I rischi sono prevedibili. Chi si vede estromesso dal dibattito democratico tende inevitabilmente a non rispettare le regole di un regime che minaccia la propria sopravvivenza. Al tempo stesso gli avversari si sentono legittimati a colpire ancora più duramente innescando la serialità della violenza che funziona secondo una logica simile alla vendetta più familistica. Stupisce che gli attuali dirigenti del Pd non si ricordino quanto ha pesato la messa al bando del socialismo delle origini facendo prevalere, in seno al movimento dei lavoratori, le posizioni massimaliste e rivoluzionarie rispetto alle correnti moderate e democratiche.

In un contesto come questo bene ha fatto la Corte di Cassazione a riabilitare il saluto romano purchè venga identificato come un simbolo commemorativo e non rivolto a innescare azioni violente contro le istituzioni democratiche. Esiste una sfera ideale che va garantita contro ogni intrusione, pena l’abolizione della libera manifestazione del pensiero, e che i partiti provvisti di una solida cultura di governo hanno il dovere di tutelare. Non farlo significa rinunciare a difendere la democrazia. (Roberto Bettinelli)


 

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