Il vertice di Tallinn ha stroncato sul nascere le speranze italiane di avere a che fare con un’Europa amica. Il no all’utilizzo dei altri porti per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo è uno schiaffo al governo Gentiloni. Ma invece di rispondere a tono i rappresentanti dell’esecutivo hanno chinato la testa. Nessuna reazione scomposta e ringraziamenti surreali per aver ottenuto le briciole: un codice di comportamento per le Ong e un ulteriore finanziamento per la guardia costiera libica.

L’impressione è che il premier, fin troppo grato per il sì di Bruxelles al piano per la messa in sicurezza del Monte dei Paschi, non abbia appositamente voluto alzare i toni del dibattito nonostante l’assoluta bontà delle ragioni italiane. I costi per l’accoglienza sono lievitati fino a 4,6 miliardi di euro nel Def 2017.

La concomitanza di Tallinn e del salvataggio di Mps è francamente sospetta. Bruxelles, nella persona della commissaria Vestager, ha dato il via libera ad una inseparata ricapitalizzazione di 5,4 miliardi di euro con il ministro Padoan che ha strappato a sorpresa la possibilità di non far scattare la clausola dell’aiuto di Stato. Un parere favorevole che le istituzioni europee hanno negato a lungo, ma che guarda caso si è sbloccato in estate quando il flusso dei migranti ha accusato una vistosa e prevedibile impennata.

I soldi dello Stato, ha spiegato Padoan, saranno restituiti con un premio nel 2021. Una promessa non facile da mantenere. D’altronde Padoan, nonostante la seriosità da tecnocrate, ha maturato un’eccessiva confidenza con Matteo Renzi per risultare veramente credibile. Resta il fatto che mentre i cittadini sborsano una cifra stellare per riparare agli inganni di un istituto di credito che ha sempre guardato a sinistra, l’Europa a trazione tedesca impone la chiusura dei porti e la costruzione sul suolo italiano di altri sei hotspot per ospitare i migranti.

Un trattamento che suggerisce come l’equità non sia di casa a Bruxelles. Un discorso che vale soprattutto per l’Italia costretta a fare da scudo davanti ad un esodo umano incontrollabile. Tanto più che i Paesi partner, invece di accollarsi la loro parte del disagio, rifiutano la ripartizione delle quote fregandosene bellamente degli impegni presi.

Mps potrebbe aver funzionato da moneta di scambio nel persistente e tormentato negoziato tra Roma e la UE? I dubbi sono sempre legittimi, soprattutto quando di mezzo c’è la politica internazionale tutta fondata sulla regola aurea del ‘do ut des’. Lo scenario è in ogni caso il seguente: semaforo verde all’operazione di salvataggio del Monte dei Paschi ma semaforo rosso sui migranti destinati a rimanere un problema esclusivamente italiano.

Retroscena a parte, Gentiloni e il suo governo hanno dato prova di manifesta incapacità. Tocca ora ai cittadini farsi carico della gestione fallimentare di Mps, dell’indifferenza europea e dell’inettitudine dei nostri governanti. Il conto per gli italiani è salato: oltre 9 miliardi. Pagano, ancora una volta, le colpe di altri. (Roberto Bettinelli)

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