Dopo l’inasprimento a carico delle imprese degli oneri contrattuali, contenuto nel decreto Dignità, si materializza un altro pericolo che rischia di indebolire la redditività delle aziende producendo effetti negativi sul fronte occupazionale.

L’annuncio di ordinare la chiusura domenicale dei negozi, fatto principalmente da Luigi Di Maio anche se condiviso dall'alleato di governo Salvini, evidenzia una logica antiquata nel concepire il rapporto fra impresa e dipendente. Un rapporto che, soprattutto per il Movimento 5 Stelle, sembra caratterizzato da una contrapposizione frontale dove gli interessi delle parti sarebbero destinati fatalmente a collidere.

Il decreto Dignità, incentrato sullo slogan di una lotta senza quartiere al precariato, ha complicato enormemente la possibilità di effettuare assunzioni da parte delle aziende. Le stime contenute nella relazione che ha accompagnato l’iter del decreto in parlamento parlano esplicitamente di migliaia di posti di posti di lavoro a rischio ogni anno.

L'esito è scontato: meno precariato ma anche meno occupazione. E quindi meno opportunità per il giovane lavoratore di fare il primo in azienda, mettersi in luce, sperare in una promozione che possa traghettare verso il risultato di un contratto a tempo indeterminato. 

La chiusura di negozi e centri commerciali non fa che esacerbare il problema. La decisione, nel medio e lungo termine, porterà alla perdita di 40mila posti di lavoro togliendo una quota di ricchezza pari annualmente a 400 milioni di euro. Le motivazioni del governo, come ai tempi del decreto Dignità, fanno riferimento alla necessità di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. La domenica dovrebbe essere dedicata alla famiglia, agli affetti privati e al riposo. Non al lavoro. Da qui l’urgenza di intervenire con una legge ad hoc.

Peccato però che con la stessa legge sarebbero proprio i lavoratori ad essere penalizzati in un numero considerevole, circa 460mila persone, impossibilitati attingere agli straordinari che sono retribuiti il 30% in più rispetto alla paga normale. Il taglio interessa anche coloro, soprattutto giovani o donne, che sono disponibili ad accettare la formula del part-time.

Una formula che può essere criticatab quanto si vuole ma che molto spesso rappresenta la sola entrata a disposizione. Che a breve non potrebber esserci più. E senza alternative dal momento che il nostro Paese detiene la terza disoccupazione più alta d'Europa e le propettive di crescita del Pil non fanno intravedere nulla di buono. (Roberto Bettinelli)

 

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