Che un governo democratico abbia il diritto di ergersi al di sopra dello spread, tutelando l’autonomia delle proprie scelte nell’ambito economico e politico, è sacrosanto. Ma un governo ben allestito e capace di fare il proprio mestiere, davanti alle periolose oscillazioni che hanno spinto al rialzo i valori dai quali dipendono i risparmi degli italiani, dovrebbe essere in grado di difendersi respingendo con autorevolezza le critiche.

Dovrebbe essere in grado, per esempio, di effettuare un'opera di persuasione in merito alla bontà dei numeri della manovra che ha tenuto a battesimo. Un risultato che, allo stato attuale, il governo penta-leghista non sta garantendo con un grave danno per il Paese. Nonostante le continue rassicurazioni, infatti, sono giunte nell’ordine le bocciature dell’Ufficio parlamentare di bilancio, di Bankitalia, della Corte dei Conti, del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione europea. Una sequenza che non ha ancora raggiunto il termine. Alla reazione di timore degli investitori internazionali che sta provocando l’impennata dei rendimenti dei nostri titoli di stato, si aggiungerà a breve il giudizio delle agenzie di rating che potrebbe infliggere un altro colpo alla credibilità di uno stato che è responsabile di un debito pubblico secondo solo a quello della Grecia.

Ma in un contesto di massima allerta in cui l’Itaia potrebbe entrare a far parte della fascia destinata ad accogliere la ‘spazzatura’ delle economie internazionali, il governo Conte fornisce segnali inadeguati che non fanno che incrementare la situazione di generale debolezza. Il grande ispiratore del ‘Piano B’ e del ritorno alla sovranità monetaria Paolo Savona, titolare del ministero degli Affari europei, si è affrettato a dichiarare che se lo spread continuerà a crescere il governo dovrà riscrivere la manovra. Una svolta che anche Salvini ritiene possibile tollerando alcune modifiche su «pensioni e tasse» mentre il ministro Tria è già stato costretto ad annunciare una drastica riduzione del deficit per i prossimi tre anni rispetto alle stime iniziali. Un passo indietro che, a giudicare dai valori dello spread e dai tonfi della borsa di Milano, non ha ottenuto alcun beneficio ma che la dice lunga sull'assenza di fermezza dei nostri governanti. 

Sul fronte interno, simultaneamente, la manovra non convince perché la misura di maggiore portata che consiste nel reddito di cittadinanza, imposto da un Movimento 5 Stelle bramoso di soddisfare il proprio target elettorale, drena risorse cruciali per destinarle al sud più improduttivo secondo una logica che incrementa il lavoro nero e l’assistenzialismo. Se si esclude il decreto sicurezza di Salvini il governo gialloverde, finora, ha realizzato davvero poco: una manovra dai numeri incerti, l’iter ‘infinito’ per la ricostruzione del ponte di Genova che ha esposto il ministro Toninelli alle ragionevoli contestazioni dei cittadini, il decreto dignità di Di Maio che ha sollevato le proteste delle imprese del nord stabilndo vincoli ancora più stretti e onerosi che frenano le assunzioni.

La tesi del complotto, ormai, non regge più. Per Di Maio era molto più facile tuonare dai banchi delle opposizioni. Idem per il ministro Toninelli che almeno avrebbe evitato brutte figure come quella di dichiarare esistente il tunnel del Brennero che sarà ultimato solo nel 2025. Salvini, dal canto suo, non ha nulla di cui lamentarsi se non riesce a persuadere sull’assenza del ‘Piano B’ e sull’inedito europeismo della sua linea politica. E’ difficile dimenticare che solo qualche mese fa il leader della Lega era impegnato in una campagna elettorale in cui sosteneva il contrario.

Se la manovra non è credibile è perché non è credibile l’alleanza politica che l’ha generata. I dubbi si potevano nutrire fin dall’inizio ma ora, dopo mesi di inattività o di macroscopici errori, la situazione appare chiara a tutti. (Roberto Bettinelli)

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