Caro Manuel,

 

da giorni si parla di te. Della tua passione per il nuoto e per la vita. Del tuo coraggio di sfidare le distanze e di rincorrere i sogni. Ma si parla anche di quello sparo che in un istante avrebbe voluto levarti il sorriso, le certezze, la speranza. E la vita. Avrebbe voluto, ma non ci è riuscito.  E, allora, vale la pena di ripartire da lì. Da ciò che resta. E da ciò che sei. Perché la tua voglia di vivere, ha sovrastato il rumore degli spari e della violenza.

 

La vita è strana, Manuel. Un attimo prima sembra regalarci il paradiso, un attimo dopo ci si ritrova a lottare per sopravvivere. Per alcuni è un’avventura fantastica, per altri la peggiore delle odissee. Per me, invece, è semplicemente una storia da scrivere e da vivere da protagonisti. A volte ricordando il passato, altre volte puntando dritti al futuro, altre ancora godendoci il presente. Anche quando è fatto di punti che ci obbligano ad andare a capo. E a ripartire.

 

Un fardello di perché, giorni in altalena tra la speranza e l’angoscia, il silenzio assordante di chi non ha più lacrime da piangere e le parole di conforto degli ottimisti patologici. Ascoltando la tua storia, ho fatto un balzo all’indietro nel tempo, e ho rivisto mio padre a pregare davanti a quella barella. E poi a lottare contro il tempo, a sperare che quella famiglia che tanto aveva sognato non gli sfumasse così, in un battito di ciglia, davanti agli occhi.

 

Sono nata con una disabilità motoria, causata da una negligenza medica al parto. Ho passato anni a chiedermi perché, senza ottenere una risposta soddisfacente. Poi ho capito che il tempo passa e noi passiamo insieme a lui. Possiamo, però, determinare come passare. Se lasciare un segno in questa vita o vivere passivamente. Io ho scelto di vivere a pieni polmoni. Perché, vedi Manuel, le nostre storie sono diverse e sicuramente le nostre vite non si incroceranno mai, ma spero che la volontà di non darla vinta a quelle mani che hanno scelto per noi, ci consenta di proseguire in modo fiero il nostro cammino. Ognuno a modo proprio. Ma sempre a testa alta.

 

Ognuno a modo proprio. L’ho scritto nero su bianco, perché credo che la diversità non debba essere nascosta o guardata con diffidenza. Penso meriti di essere raccontata, descritta, esplorata. Fino a conoscerla davvero. Perché, oggi, caro Manuel, il problema è proprio questo: la disabilità non si conosce fino in fondo. E, allora, piuttosto di scontrarsi con i limiti e il coraggio delle persone con disabilità, si preferisce guardarle da lontano, osservandole con pietismo o con eccessiva ammirazione.

 

La verità, però, è che i disabili non sono né eroi, né disgraziati. Sono persone che affrontano le difficoltà, cadono e si rialzano, esattamente come tutti gli altri. Ma che, a differenza di tutti gli altri, forse si lamentano un po’ meno, perché hanno visto mettere in discussione la bellezza della vita radicalmente.

 

Lo provo a raccontare ogni giorno con le parole. Lo scrivo, ma soprattutto lo credo. Perché un po’ di verità se la meritano tutti. Anche coloro che ci credono così diversi. Ti auguro di continuare a vivere. Di silenzi e di parole, di realtà e futuro, di ostacoli ed opportunità. Perché la vita non è bella a prescindere, ma tu puoi fare la differenza.

 

Gloria Giavaldi

 

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