Nell’incertezza del dopo 4 marzo non poteva mancare la risalita dello spread. Il differenziale fra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi, dopo la pubblicazione del dossier giallo-verde con i dettagli sul contratto di governo di Salvini e Di Maio, ha avuto un’impennata toccando quota 148 punti. Ma non è il solo elemento di uno scenario politico e finanziario che è andato aggravandosi nel giro di 24 ore. La borsa di Milano ha accusato una battuta d’arresto non trascurabile. L'euro ha perso terreno rispetto al dollaro e l’aumento del prezzo del petrolio ha spinto in alto il costo della benzina. Simultaneamente diversi esponenti della tecnocrazia europea si sono affrettati a criticare l’operato di Salvini e dell’alleato Di Maio, ripercorrendo il solco del Financial Times e descrivendo l’Italia come una nazione in balia dei nuovi 'barbari'.

Il quadro è critico. E tutto sembra essere precipitato dopo che l’Huffington Post ha pubblicato il testo dell’accordo di governo con la richiesta avanzata alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito italiano e dopo la nota che prevedeva l'uscita dell’Italia dalla moneta unica. A nulla sono valsi i messaggi lanciati da Lega e 5 Stelle, le due forze che al momento hanno la responsabilità di dare un esecutivo al Paese, nei quali si dichiaravano superati i punti che tanto hanno spaventato l’Europa.

Una sequenza già vista. Come ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi e come, al contrario, non è più accaduto con gli esecutivi guidati da Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Chissà perchè. La risposta può essere una sola: Berlusconi ieri e Salvini oggi, con un Di Maio certamente più timido ma ugualmente indisposto a subire gli attacchi di quelli che lui stesso ha definito ‘eurocrati’ non eletti da nessuno, sono percepiti come nemici da chi non vuole che l'Europa possa inaugurare un nuovo corso. Berlusconi, da premier, ha fatto il possibile perché l’Italia non fosse vessata dalla stretta del Fiscal Compact. Salvini sta rincarando la dose sul blocco degli sbarchi e sulla ripartizione dei migranti che finora è stata evasa dai Paesi partner dietro il silenzioso benestare della Commissione europea. Risultato: dal 2015 ad oggi sono stati oltre 450mila i migranti che hanno raggiunto le coste italiane. Di questi solo 12.716 hanno trovato accoglienza negli altri Paesi dell’Unione Europea. E’ evidente che il meccanismo di ripartizione delle quote viene sistematicamente violato. E' un meccanismo che non funziona e che penalizza grandemente l’Italia.

Ora si sta lavorando perché a Roma nasca un governo dove uno dei due soci di maggioranza appartiene convintamente al campo sovranista: la Lega di Salvini. Lo spread, dopo anni di tranquillità, è tornato a fibrillare. Ma l’economia italiana, nel frattempo, di passi in avanti ne ha fatti. E' migliorata facendo lievitare il valore del Pil e dando i segnali di una ripresa che per quanto non sostenuta rappresenta un elemento di discontinuità rispetto al recente passato. Eppure, nonostante le conquiste, lo spread è tornato a mostrare segnali di tensione.

Gli investitori internazionali, spiegano i commentatori sui giornali, sono molto preoccupati. Sarà. Ma forse ciò che non piace è che la seconda manifattura più grande d’Europa pretenda, e a ragione, politiche finanziarie continentali più ragionevoli e attente verso l'economia reale. O forse, ed è questo il punto, si tenta di legittimare un contesto in cui lo spread vale più del voto democratico che ha portato Lega e 5 Stelle fino all'attuale tentativo di dare vita ad un esecutivo.

E si tratta di un punto dirimente. Uno spread troppo elevato è una minaccia per il debito pubblico e per i risparmiatori italiani. Ma questi devono essere liberi di scegliere il governo che reputano più opportuno. Lo spread non può prevaricare la democrazia fino ad annullarla. Al tempo stesso una democrazia che si rispetti deve avere a cuore la situazione economica del Paese. Finora il ‘barbaro’ Salvini l’ha fatto. Tant’è che il punto sull’uscita dall’euro è stato liquidato dal contratto con i 5 Stelle come un passaggio ormai superato. Si resta in Europa e nella moneta unica. Ma con spirito critico. 

D'altronde è impossibile per l’Italia considerare casa propria un’Europa dove, a detta di Romano Prodi, la Francia ha preso in appalto la politica estera e la Germania quella economica lasciando ai partner le briciole.

L’europeista Prodi che dà ragione a Salvini è uno scherzo della storia. Ma che la minaccia dello spread congeli la democrazia non lo è per niente. E’ un fatto grave e inaccettabile che gli ultimi governi nazionali, egemonizzati dalla sinistra e dal Pd, hanno supinamente accolto ma che un leader come Salvini non può e non vuole commettere. (Roberto Bettinelli)

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