Che sia Flat tax al 15% come vorrebbe la Lega o al 23% come indicherebbe Forza Italia, poco importa. Purché si taglino le tasse. E alla svelta. Meglio se affidando la decisione ad uno schieramento politico diverso da quello incollato alle poltrone di Palazzo Chigi. Possibilmente di centrodestra. Il M5S infatti non è credibile, mentre il governo uscente, anzi, i governi uscenti più o meno di sinistra di Gentiloni, Renzi, Letta e Monti - tutti quanti, ricorda giustamente Antonio Polito sul Corriere della Sera, senza un vero e proprio mandato elettorale - si sono dimostrati incapaci: sordi alle richieste delle imprese e di milioni di italiani, ciechi davanti alle difficoltà delle Pmi e delle partite Iva, strette nella tenaglia degli adempimenti e degli F24 da pagare. 

Dopo cinque anni gli ultimi esecutivi hanno fallito su tutta la linea. Si sono dimostrati inadatti su entrambi i fronti: la crescita e il rigore, lo sviluppo e la tenuta dei conti pubblici. 

Se l’economia intravede la via di uscita dal tunnel della crisi, il merito - lo riconoscono diversi economisti, lo certificano gli indicatori - è della congiuntura, non della politica. Se poi dall’Unione Europea continuano ad arrivare ciclicamente lettere di avvertimento sulla (in)sostenibilità del nostro bilancio statale, significa che chi ha governato finora il paese non è riuscito a sciogliere i nodi strutturali che lo tengono bloccato. A partire dal debito pubblico e della spesa statale. 

Sono in molti nel centrodestra a pensare che manchi la vera frustata, un cambio di passo deciso, una rivoluzione copernicana della politica economica di stampo liberale e liberista, segnata da privatizzazioni, riduzione delle imposte, semplificazione radicale della mastodontica macchina pubblica. 

Che la situazione resti allarmante è sotto gli occhi di tutti. Soprattutto nel mese di novembre, quando cittadini e imprenditori sono letteralmente chiamati a dissanguare le proprie casse per fare fronte alle richieste dello stato. «Importi che non hanno eguali nel resto dell’anno - ricorda l’ufficio studi della Cgia di Mestre - tra l’Iva, le ritenute dei dipendenti e dei collaboratori, l’addizionale regionale e comunale Irpef, le ritenute dei lavoratori autonomi e quelle sui bonifici, il fisco (il 16 novembre) incasserà 26,5 miliardi. Altri 28,5 miliardi dovranno essere versati entro giovedì 30 novembre».

«Oltre a ridurre il peso delle tasse – afferma il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo – è necessario diminuire anche il numero degli adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime aziende». (Luca Piacentini)

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