Una finanziaria che farà galleggiare il Paese. Forse. Di certo, dal punto di vista dell’attuale governo, è un tentativo di restare in vita senza scatenare contestazioni sociali pericolose mentre si avvicinano le elezioni. Insomma: una prova di opportunismo della classe politica dirigente (leggi: il centrosinistra).

 

Ad uno sguardo superficiale potrebbe addirittura sembrare che la legge di bilancio non privilegi nessuno e accontenti un po’ tutti. Dove guarda la manovra? In quale direzione? I maligni potrebbero chiedersi se il governo punti alla conservazione di sacche elettorali e bacini di voti o allo sviluppo dell’Italia. Valutando i 2 miliardi di euro destinati allo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, senza dubbio la risposta sarebbe la prima; prendendo invece in considerazione le misure per il super ammortamento e lo scongiurato aumento dell’Iva, qualcuno potrebbe immaginare un tentativo di non punire le imprese. 

 

La verità emerge con chiarezza osservando cifre e proporzioni della legge di bilancio. Siamo di fronte all’ennesimo provvedimento zeppo di misure spot che non sciolgono i nodi dell’immobilismo, delle tasse asfissianti e della spesa pubblica enorme, che si ripresenteranno puntuali tra dodici mesi, secondo molti osservatori ancora più ingarbugliati. 

 

Certo, i titoli di alcuni provvedimenti presentati dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan fanno gola: sgravi del 50% nei primi tre anni per l’assunzione degli under 35, nuovi posti per 1.500 ricercatori universitari, credito di imposta al 50% sulle spese di formazione legate all’industria 4.0, Ape sociale. 

 

A parte l’esiguità delle risorse messe a disposizione, per calmare gli entusiasmi basterebbe guardare all’attenzione rivolta ai dipendenti del pubblico impiego, categoria già ultra privilegiata rispetto al settore privato: c’è la volontà di non far saltare gli 80 euro previsti in passato dal governo Renzi con un escamotage che li renderebbe compatibili con l’aumento di 85 euro lordi, che l’esecutivo concederà per avere piegato la testa davanti ai sindacati nel novembre scorso. 

 

Dalle analisi degli esperti emergono due criticità importanti. Anzitutto la manovra da 20 miliardi costruita a Palazzo Chigi bada quasi esclusivamente a limitare i danni, risulta cioè per metà in deficit (circa 10 miliardi) e per tre quarti (15,7% miliardi) è costruita per evitare che nel 2018 l’Iva aumenti (per disinnescare cioè le ‘famose’ clausole di salvaguardia imposte dai vincoli UE), soldi che l’esecutivo PD non è stato in grado di recuperare in altro modo a causa di una politica economica fallimentare; in secondo luogo, come conseguenza della prima criticità, manca la frustata che spinga davvero innovazione e competivitità delle imprese, i veri motori per la crescita dell'economia e dell'occupazione, a cui restano le briciole, solo poche centinaia di milioni. (Luca Piacentini)

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