Si guarda indietro e vede la strada percorsa. Gli istanti condivisi con i fratelli e la famiglia, i momenti spesi a costruire il futuro, un mattone per volta, le partite di pallone con gli amici. E la sfida più importante, quella della vita, colta al volo, con tutti i suoi perché ed alimentata dal coraggio di provarci. E di riuscirci. Enrico Zucchi, detto Chicco, Direttore Generale di Asvicom Cremona (Associazione Sviluppo Commercio, Turismo e Servizi) oggi ha 47 anni, una famiglia propria ed una vita che riflette le sue aspettative, ma non dimentica da dove tutto è partito: «La mia famiglia d’origine era numerosa e tradizionale. Sono il secondo di quattro fratelli, il primo maschio. Ciò ha fatto crescere in me, sin da piccolo, l’istinto protettivo nei riguardi delle mie sorelle, Roberta ed Elisa, ed il desiderio di essere un esempio per mio fratello Riccardo. Nostra madre ci ha insegnato l’umiltà e la fatica, l’onestà, la lealtà e la dedizione alla formazione e al lavoro. La vita, invece, ci ha obbligato sin da piccoli a metterle in pratica. Mio padre era spesso assente da casa per motivi di lavoro. Tuttavia, pur essendo pochi i momenti condivisi, per lo più nel fine settimana, ho fatto mio l’ideale di famiglia che proviene dalla tradizione cattolica, che oggi condivido fermamente con mia moglie Rossella e che spero di riuscire a trasmettere ai miei figli, Vittorio ed Ettore». Ma l’insegnamento più prezioso, è arrivato al termine di una partita di calcio, giocata con la testa di un uomo e l’entusiasmo di un bambino: «Ho praticato calcio sin da piccolo, avevo buone doti tecniche ed un fisico prestante. Una mattina d’inverno, durante una partita, ho fatto gol ed ho esultato in un modo che non mi apparteneva. Poco più tardi, in macchina, sono stato rimproverato dai miei genitori per aver mancato di rispetto all’avversario. Da quel giorno, ho capito che l’umiltà ed il rispetto per il prossimo sono semi da cui possono nascere grandi cose».

Quelle di cui ha posto le fondamenta con determinazione e che ha cresciuto con costanza, solo dopo aver conosciuto il retrogusto amaro del fallimento: «Ultimati gli studi superiori, mi sono iscritto alla facoltà di Economia e Commercio e, nel contempo, ho fatto il praticantato per acquisire la qualifica di commercialista. Mi sono affacciato al mondo del lavoro, svolgendo un’esperienza proficua alla Libera Associazione Artigiani di Crema, dove ho ricoperto, non senza perplessità legate alla giovane età, un ruolo dirigenziale. Poi un’altra breve parentesi professionale ha spalancato le porte ad uno dei periodi più complicati della mia vita. All’età di 29 anni mi sono ritrovato senza un lavoro, pur con un profilo professionale di spicco nel mondo delle associazioni. Così, ho scelto di cambiare aria per un po’, di allontanarmi dalla città in cui ero nato e cresciuto per provare a rincorrere e realizzare i miei sogni altrove».

È a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, che l’avventura riparte. Nasce lì Asvicom, l’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese, garantendo agli imprenditori servizi volti ad agevolare il lavoro, favorire lo sviluppo e valorizzare le eccellenze. «Sin da piccolo, ho manifestato una naturale vocazione all’aggregazione, dunque, nonostante in passato le cose non fossero andate per il meglio, era in un’associazione che vedevo il mio futuro. Insieme ad alcuni fidati collaboratori ho, quindi, messo testa e cuore per creare Asvicom. Ma non bastavano, bisognava anche andare sul campo, incontrare i negozianti, stringere mani e accogliere dubbi, prima di guadagnarsi la loro fiducia. Sono ripartito così, dal basso, con il bagaglio di competenze professionali che avevo acquisito nel tempo e l’umiltà che i miei genitori mi avevano impartito».

Che poi, nella vita, un sogno può perdersi per strada o cambiare volto, ma ciò che è importante è non smarrire se stessi. Lo sa bene Chicco Zucchi, che oggi trova il coraggio di guardare al futuro con speranza, nonostante la crisi dell’associazionismo sia ormai lampante: «Tutte le associazioni stanno vivendo un periodo di forte crisi. Ultimamente si ha uno scollamento tra gli enti e gli associati, che non si riconoscono più come tali e si accorgono dell’importanza delle associazioni solo nei momenti di difficoltà. La vera sfida per la nostra realtà oggi consiste nel trasmettere al meglio il lavoro immenso che ogni giorno svolgiamo per rispettare l’individualismo dell’imprenditore, guidandolo, però, alla scoperta di logiche aggregative capaci di esaltare la sua individualità».

Zucchi tutela gli interessi degli imprenditori, almeno quanto guarda al benessere dei propri dipendenti: «Nel 2011 è nato “In Armonia Lavoro e Famiglia”, un progetto di welfare aziendale che consente ai dipendenti di conciliare gli impegni della vita familiare con quelli della vita lavorativa». Alla possibilità di orari flessibili, si aggiungono veri e propri servizi, quali il maggiordomo, il taxi e la stireria, per garantire a ciascuno la piena realizzazione personale e familiare. Il progetto “In Armonia Lavoro e Famiglia”, cofinanziato da Regione Lombardia nella sua fase sperimentale, ha ottenuto nel corso del tempo diversi riconoscimenti.

Aggrega, media e fa gol, Zucchi. Dietro ad una scrivania, dopo che per anni lo ha fatto anche in campo. Oggi, però, continua a coltivare la passione per il calcio da una prospettiva diversa: quella di presidente dell’A.C. Crema 1908: «La mia è una prospettiva privilegiata, che mi consente di avvertire sulla pelle la gioia di vivere dei piccoli, la forza, il coraggio e l’entusiasmo dei giovani, la serietà e la determinazione dei calciatori della prima squadra. Il nostro è un progetto sportivo che agglomera diverse visioni ed è capace di unire, nella convinzione che davvero il calcio, in quanto sport di gruppo, possa insegnare a rispettare le differenze tecniche, ma soprattutto umane, in vista di un obiettivo comune». Lo dimostrano anche la costituzione della squadra non vedenti, ad oggi Campione d’Italia, e Sportabilità, l’ambizioso progetto di inclusione sociale, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo, Regione Lombardia e Associazione Crema Popolare per il Territorio, che ha di recente concluso la propria fase sperimentale: «In quanto ente capofila di Sportabilità, l’A.C. Crema 1908 sta tenendo rapporti con gli altri enti partner del progetto per fare in modo che si possa a breve passare dalla sperimentazione alla prassi. Quanto alla squadra non vedenti, invece, credo che i risultati siano notevoli, ma nulla di tutto questo era stato programmato». Nata da un’intuizione di Davide Cantoni, non vedente di Crema, la squadra è sorta perché «c’era un bel prato pieno di humus» e continua a dare lezioni di vita. A tutti, tranne a chi è cieco nell’anima e non riesce a valorizzare la diversità.

«La diversità esiste. E merita di essere chiamata con il suo nome». Lo ripete senza il timore di ferire, dopo che per una vita ha esplorato i meandri della differenza, tra la scoperta del Braille ed i pranzi condivisi con i ragazzi dell’Anfass. «Vivere accanto alla diversità insegna a concepirla con la naturalezza che merita. Sin da piccolo, ho avuto modo di condividere istanti di gioco e di riflessione con persone disabili e questo mi ha consentito nel tempo di capire che non è giusto vedere uguaglianza dove non c’è. Un disabile non è un normodotato ed un normodotato non è un disabile, ma ciascuno può donare la propria esperienza e anche la propria sofferenza per suggerire all’altro una visione diversa del mondo». Diversa, ma non per questo distante: «Il rispetto per la differenza deve essere il punto di partenza, affinché le istituzioni si attivino per soddisfare la richiesta di equità che i disabili muovono quotidianamente».

Le parole, però, non bastano. Per questo Zucchi prova a dare il proprio contributo in Consiglio Comunale a Crema, come consigliere di minoranza, dopo che la corsa alla carica di Sindaco della città, nella scorsa tornata elettorale, non ha avuto esito positivo: «Ricordo l’esperienza della campagna elettorale con grande piacere. Nonostante la sconfitta, credo che la forte mobilitazione di forze civiche e politiche a sostegno della mia candidatura, sia stata un segnale forte, in un momento in cui tra la politica ed i cittadini si avverte una distanza ostile. Proseguirò, comunque, il mio impegno in Consiglio Comunale, affinché Crema continui ad essere una città felice ed attenta al prossimo».

 

Gloria Giavaldi

 

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