CREMA - Venerdì 8 marzo, presso la sala di Santa Maria di Porta Ripalta, sono iniziate le attività del liceo “Racchetti - da Vinci” in preparazione della Giornata Mondiale della Poesia 2019. Due nomi importanti in apertura del fitto calendario di appuntamenti che culmineranno nella celebrazione del 21 marzo: Daniele Piccini - filologo, critico e poeta - e Giancarlo Pontiggia -  poeta e critico letterario - hanno richiamato l’attenzione del numeroso pubblico sull’importanza della tradizione letteraria e della memoria linguistica nell’attività poetica.

Dopo i saluti del dirigente scolastico, Claudio Venturelli, che ha ricordato l’importanza della parola poetica, “bene” di tutti, e ha presentato l’importante valenza pedagogica e formativa di tutte le attività pensate dall’istituto per la Giornata della poesia, le professoresse Alessandra Lorenzini e Ilaria Tresoldi hanno illustrato nel dettaglio il progetto. Dopo la conferenza dell’8 marzo, ci saranno nella sede del liceo altri tre appuntamenti serali, a partire dalle 21:00, aperti alla città (29 marzo Giancarlo Stoccoro Il latte della poesia; il 12 aprile Alberto Mori, Rita Remagnino, Mariangela Torrisi e Franco Gallo Poesia come esperienza: il Circolo Poetico Correnti a Crema dagli anni Novanta ad oggi; infine il 16 aprile Ugo Belloli Poesia e narrativa tra i banchi della propria vita). Solo per gli studenti, invece, l’incontro con il cantautore, pianista e docente di letteratura Davide Zilli, nella mattinata del 19 marzo, per parlare di poesia e musica. Le celebrazioni culmineranno tuttavia nella serata del 21 marzo, quando presso la sede dell’istituto, in via Stazione 1, gli studenti presenteranno, dalle 18:00 alle 21:00, i lavori legati al progetto La strada della poesia realizzato in collaborazione con la dottoressa Siria Bertorelli del centro TiConZero di Cremona e con la preziosa sponsorizzazione dell’Associazione Popolare per il Territorio. Ogni classe proporrà un ambiente cittadino in cui si rivela la lirica o le liriche lette durante le ore di scuola e inviterà il pubblico a lasciarsi condurre nel percorso di (ri)scoperta di una parola, quella poetica, che è stata detta anche per noi.

Presentato il progetto, la parola è stata data alla poesia. In un intreccio di letture, in cui, come in una serata jazz, le due voci si rispondevano tema su tema, Piccini e Pontiggia hanno proposto una emozionante riflessione sulla poesia moderna e sul suo rapporto con la tradizione e sui maestri che, proprio dentro la lingua e la storia letteraria, aiutano ogni poeta a trovare la sua voce e esprimere il suo mondo. La parola poetica nasce sempre rivolta a un “tu”, nasce come dialogo intimo, è rivolta a tutti, anche a noi; la sfida è quella di accettarla come parola viva e inesauribile, che sempre si ricarica di senso e riempie di senso la nostra esistenza. E sono proprio gli adolescenti, i nostri ragazzi, a vivere la dimensione più vera dell’essere poesia: proprio loro che contemporaneamente sono qualcosa e qualcos’altro - pensiero e emozione - vivono dentro la poesia. Importante è insegnare loro la coerenza dell’avventura della interpretazione del testo: proprio quanto più siamo rigorosi e fedeli al testo e alla sua lettera, tanto più esso libera energia e senso. Tanto più siamo a paragone del testo e non abbiamo paura di avvicinarlo, tanto più gli strumenti culturali e la tradizione diventano mezzi per esercitare la nostra libertà e trovare la nostra voce nella voce del poeta. E è proprio nella nostra fragilità, nella nostra finitezza che la parola poetica diventa pensante e rende non perduto ciò che ci appare perduto. La poesia può insegnare a tutti noi, ma soprattutto ai nostri giovani, a non aver paura, a imparare a vedere in tutto quello che si fa un dono, la possibilità di un’apertura; non una pietra, ma un fiore. Proprio quei fiori che si aprono a primavera e che, stilizzati negli origami preparati da tutta la comunità scolastica del “Racchetti - da Vinci”, accoglieranno chi entrerà a scuola il 21 marzo: nella giornata della sua festa la poesia continua a farsi dono e bellezza per un “tu” disposto a accoglierla.

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